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Elmintiasi intestinale, prevenzione e cura naturale

Dr. Antonio Gorini
Medico Chirurgo, Specialista in Nefrologia – Medicina Interna
L’elmintiasi intestinale è provocata da uno o più parassiti che attaccano l’intestino di adulti e bambini. Ecco come difendersi in modo naturale.

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Cos’è l’elmintiasi

L’elmintiasi è la presenza di vermi parassiti nell’intestino, o in altri organi, dell’uomo (molto spesso dei bambini) e degli animali.

La proliferazione di parassiti (protozoi, insetti e vermi) in grado di produrre un danno nell’ospite rappresenta un problema di rilevanza planetaria, essendo causa, o importante concausa, di oltre 4-5 milioni di decessi ogni anno.

Vi sono ectoparassiti, che vivono sulla superficie dell’ospite (per esempio, i pidocchi), ed endoparassiti che albergano, invece, nelle cavità corporee o dei tessuti, sia in ambiente extracellulare, sia in quello endocellulare.

Tra le principali patologie da parassiti figurano le malattie da elminti, come, per esempio, l’assai diffusa ossiurasi. Si tratta di un’elmintiasi tipicamente infantile. È contagiosa nel senso che le uova sono in genere trasmesse, abbastanza facilmente, attraverso le mani sporche (con possibilità di autoinfestazione), i giocattoli e la biancheria personale, del bagno e del letto.

Sintomi

L’intenso prurito anale ne rappresenta il sintomo predominante e caratteristico ed è facile che le uova passino sulle dita di chi cerca sollievo grattandosi, gesto che fa delle mani il più immediato veicolo di infestazione e, se portate alla bocca, di autoinfestazione.

Al prurito anale si possono associare altri sintomi, quali dolori addominali, nausea, vomito, irregolarità dell’alvo; le tossine prodotte dai parassiti possono sconfinare dall’intestino, coinvolgendo anche la pelle (prurito soprattutto agli arti), ed il sistema nervoso (agitazione, irrequietezza, nervosismo, insonnia), e talvolta produrre anche disturbi genito-urinari.

L’ossiurasi è l’unica elmintiasi ancora diffusa nei Paesi sviluppati. La sua incidenza è calcolata sui 400 milioni di casi, dei quali il 20% nei climi temperati: in Italia, dopo il regresso delle geo elmintiasi, favorito dalla meccanizzazione dell’agricoltura, rappresenta oggi l’elmintiasi più comune.

La tenia (dal greco tainia, nastro o striscia), meglio nota come “verme solitario” (nella foto), può infettare l’uomo per via alimentare. Le specie più diffuse sono la Taenia solium (tenia del maiale), che è correlata a sintomatologia lieve; la Taenia saginata (tenia dei bovini), i cui segnali sono in prevalenza dolore addominale, mal di testa, inappetenza, alterata sensibilità tattile circoscritta, nausea; e il Diphyllobothrium latum (tenia del pesce), che provoca disagio addominale, diarrea, nausea, anemia (poiché sottrae vitamina B12, necessaria per formare i globuli rossi), debolezza.

L’infestazione da tenia è asintomatica e i primi sintomi (di solito: appetito insaziabile, debolezza e stanchezza, dimagrimento, diarrea alternata a stitichezza, dolori addominali, nausea e vomito) si manifestano quando il verme è già adulto.

Rimedi per la stanchezza fisica e mentale

Questi sintomi e l’eventuale dimagrimento (poco specifici), costituiscono in genere il primo sospetto di aver contratto la tenia; maggior certezza è legata al riscontro di pezzettini del verme solitario nelle feci (chiamati “proglottidi”), spesso riconoscibili a occhio nudo come frammenti biancastri mobili.

Nella vasta sintomatologia legata a quest’infestazione compare la disfunzione immunitaria. I vermi deprimono il sistema immunitario attraverso il calo di secrezione di immunoglobulina A. La loro continua presenza stimola troppo tale sistema che a lungo andare può esaurirsi e permettere così una più facile aggressione di virus e batteri.

Parassiti intestinali esami del sangue

Per la diagnosi degli elminti, il medico, in specie il pediatra, in molti casi ha le competenze per far da sé, in altri è opportuno che percorsi diagnostici e terapeutici siano concordati con l’infettivologo e, all’occorrenza, con l’aiuto di un buon laboratorio di parassitologia.

In genere, la diagnosi parassitologica viene effettuata per ricerca diretta del parassita nel sangue, nelle feci, nell’urina, nella pelle, ecc. Tuttavia, in parecchie situazioni non è possibile, o sufficiente, adottare un simile approccio diretto. 

È il caso, per esempio, di un parassita presente esclusivamente nei tessuti, che ha un ciclo di migrazione lungo oppure che mostra localizzazioni atipiche. In questi casi solo la rilevazione degli anticorpi è davvero efficace alla diagnosi. 

Ma quando è necessario prescrivere esami sierologici per la diagnosi di malattie parassitarie? Questi esami devono essere presi in considerazione in caso di eosinofilia (aumento del numero di questi globuli bianchi nel sangue) inspiegabile o se il paziente riferisce di aver soggiornato in un Paese tropicale. 

La maggior parte dei test sierologici di screening ordinari mostra un’ottima sensibilità (>95-98%). Come nell’amebiasi: la ricerca di “Entamoeba histolytica” è un tipico esempio di situazione in cui può rivelarsi necessario eseguire sia il test diretto sia l’esame sierologico. 

Stesso discorso per la “strongiloidiasi”. Lo “Strongyloides stercoralis” infetta da 30 a 100 milioni di persone in 70 Paesi della zona tropicale e subtropicale. La ricerca diretta delle larve del parassita nelle feci presenta una sensibilità molto scarsa (per l’esame standard la sensibilità non supera il 50%) al contrario dell’indagine sierologica, di gran lunga migliore, che mostra una sensibilità pari al 95%. Ancora più efficace la combinazione dei due approcci.

Malattie correlate

I parassiti intestinali elminti (i vermi) sono spesso presenti nel contesto di patologie anche molto importanti, a volte gravi e complesse.

La biologa americana Hulda R. Clark[2] sosteneva che le malattie umane fossero correlate a infezioni da parassiti tali da indurre modifiche profonde e serie soprattutto a livello di risposta immuno-allergica e di tipo nervoso.

Secondo una ricerca[3] condotta da John E. Greenlee, professore di Neurologia alla School of Medicine dell’Università dello Utah, molte infezioni cerebrali possono essere dovute a vermi o ad altri parassiti.

Queste infezioni sono più comuni nei Paesi in via di sviluppo e nelle aree rurali.

Tra le infezioni più note ricordiamo la Neurocisticercosi (causata dalla larva della tenia del maiale), la echinococcosi (causata dalle tenie del cane), la schistosomiasi (causata da trematodi ematici) che possono provocare crisi convulsive, cefalee, cambiamenti della personalità e ritardo mentale. I sintomi dell’echinococcosi o cenurosi possono svilupparsi dopo anni.

Come eliminare i parassiti intestinali

Elmintiasi intestinale semi di pompelmo

La medicina convenzionale combatte il problema dei “vermi intestinali” usando farmaci antiparassitari di sintesi agenti a vari livelli sul loro ciclo vitale.

La natura può contribuire a controllarne l’infestazione con principi vegetali specifici. Fra i vari componenti selezionati il GSE (ovvero, l’estratto di semi di pompelmo) esprime appieno tali proprietà.

Infatti, oltre che come modulatore delle infezioni batteriche, virali o micotiche, questo estratto è usato per le sue qualità di controllo parassitario.

Uno studio pubblicato sul “Journal of Orthomolecular Medicine” Vol.5 n° 3 del ’90[4], effettuato in vitro ed in vivo sulla microflora intestinale, ha dimostrato la sua efficacia verso i microrganismi patogeni senza essere nocivo per l’organismo.

Ma la natura può svolgere un’azione antielmintica anche con la zucca, il tanaceto, l’olio essenziale di cannella, la cascara, il chenopodio, la senape, l’aglio, la mirra e la curcuma.

Altri utili rimedi per i parassiti, efficaci verso gli Ossiuri e le loro uova, sono anche l’artemisia, l’olio di cocco, quello di avocado o di jojoba, ma anche il burro di karité, la camomilla e l’aloe barbadensis, nota per il suo marcato effetto antinfiammatorio, lenitivo, emolliente e antipruriginoso.

Ai rimedi deve aggiungersi anche uno stile alimentare salutare, preferendo frutta e verdura, pesce di piccola taglia (orate, sardine, triglie ecc.), semi oleosi (lino, zucca, noci, mandorle, nocciole), legumi e così via.

E un’attività fisica adeguata: 20-30 minuti al giorno di passeggiata favoriscono il processo di detossificazione, migliorano il metabolismo e rappresentano un ottimo modo di sollecitare il tessuto osseo aumentandone densità e resistenza.

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Ricordiamo sempre che il consiglio più autorevole rimane il rivolgersi al proprio medico curante, agli specialisti di settore e, per tutte le necessità di primo soccorso, al farmacista di fiducia.

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