Secondo gli ultimi dati Istat (2013), in Italia circa l’8% della popolazione ha fatto ricorso, nei precedenti tre anni, alle medicine non convenzionali. Tra queste, spicca per diffusione l’omeopatia, utilizzata dal 4% della popolazione e praticata da oltre 20 mila medici.

I farmaci omeopatici sono più utilizzati nelle regioni settentrionali rispetto al meridione e maggiormente diffusi tra la popolazione con alto tasso di scolarità e tra le donne.

Il mercato italiano, con un fatturato di circa 300 milioni di euro per l’anno 2014 (1% del mercato farmaceutico), rappresenta il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania.

GUNA S.p.a. è leader del settore e detiene una quota di mercato che si aggira intorno al 27%, in costante crescita. Aderisce all’associazione di categoria Omeoimprese, che riunisce 18 aziende operanti nell’industria omeopatica italiana.

Si stima che il tributo versato al fisco da tale comparto industriale sotto forma di imposte e contributi sia di circa 50 milioni di euro all’anno. Inoltre, non essendo il farmaco omeopatico rimborsabile dal SSN, esso non comporta nessun onere a carico dello Stato, anzi consente significativi risparmi in quanto riduce la prescrizione a carico del SSN stesso. Il settore è in continua crescita, con un tasso medio annuale del 5% e si calcola che garantisca circa quattromila posti di lavoro, indotto incluso.

Recentemente, l’Italia ha recepito la direttiva UE del 2001 sui farmaci contenente alcune disposizioni specifiche sui medicinali omeopatici. Questi sono ormai riconosciuti come farmaci a tutti gli effetti e, come tali, sono oggetto di una specifica procedura autorizzativa da parte di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), in conformità ai principi stabiliti a livello comunitario.

La direttiva si propone di eliminare quei divieti ed ostacoli che vanno a detrimento della concorrenza e, in definitiva, del paziente.

Purtroppo a motivo di una serie di complicazioni tenico-burocratiche, di fatto, ad oggi in Italia viene preclusa l’immissione sul mercato di nuovi farmaci omeopatici, ovvero quelli che non fossero già commercializzati nel 1995. Pertanto le aziende italiane si trovano davanti al paradosso che farmaci innovativi ideati e prodotti nel nostro Paese e venduti regolarmente all’estero, non siano disponibili per i pazienti italiani.

Vige infine (in deroga al diritto del consumatore) il divieto di riportare sulle confezioni dei farmaci omeopatici presenti in Italia le indicazioni d’uso. Inoltre, qualsiasi forma di pubblicità ed informazione al pubblico è vietata, per questo sul nostro sito comunichiamo solamente il nome e le informazioni commerciali.

 

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