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FAQ SULL’OMEOPATIA

Si sentono tante affermazioni approssimative sul mondo dell’Omeopatia e delle Medicine Complementari. Proviamo a sfatare qualche mito.

ESISTONO PROVE SCIENTIFICHE DELL’EFFICACIA DELL’OMEOPATIA?

Come viene riportato da un articolo dell’HRI 

Questa è probabilmente la domanda più ricorrente sull’omeopatia. Nonostante l’omeopatia esista da circa 2 secoli, la ricerca scientifica in campo omeopatico è relativamente nuova (nonché spesso osteggiata proprio da coloro che lamentano la “bassa quantità di studi disponibili”). È corretto asserire che non esiste ad oggi un numero ancora adeguato di studi scientifici a conferma dell’efficacia dell’omeopatia, ma c’è molta differenza tra affermare che pur esistendo prove scientifiche la ricerca vada intensificata, e – per contro – che non esista nessuna prova scientifica di efficacia. Questa seconda affermazione è sicuramente falsa.

Dal 2009 ad oggi, sono infatti stati raccolti una serie di high-lights relativi ai più recenti lavori sulla Low Dose Medicine inquadrata nella metodologia PRM (Physiological Regulating Medicine).

Fino al 2014, in campo omeopatico, 189 studi clinici controllati erano stati condotti su 100 diverse patologiee pubblicati in riviste peer-reviewed. Di questi, 104 sono controllati con placebo e sottoposti ad accurata revisione:

Schermata 2017 10 13 alle 17.09.27

  • Il 41% è risultato positivo (43 studi) – comprovante l’efficacia dell’omeopatia
  • Il 5% è risultato negativo (5 studi) – comprovante la non efficacia dell’omeopatia
  • Il 54% è risultato inconcludente (56 studi)

Allargando l’analisi, alla data di ultimo aggiornamento di questa pagina, le pubblicazioni che si riferiscono a studi clinici controllati su patologie definite e che dimostrano l’efficacia terapeutica del medicinale omeopatico, reperite nelle più accreditate Banche Dati Internazionali (Medline, PubMed, Cochrane Central Register of Controlled Trials, Science Citation Index, CINAHL, CAM-Quest, British Library, AMED), è circa 1.800 studi (l’ultima banca dati consultata è CORE-Hom. (https://www.hri-research.org/resources/research-databases/core-hom/)

 

In che modo si possono comparare questi dati con le prove dell’efficacia della medicina convenzionale? Un’analisi di 1.016 revisioni sistematiche di studi di ricerca randomizzati controllati nel campo della medicina convenzionale ha mostrato risultati sorprendentemente analoghi a quelli poc’anzi illustrati2:

Schermata 2017 10 13 alle 17.17.36

  • il 44% è risultato positivo – i trattamenti sono stati verosimilmente efficaci;
  • il 7% è risultato negativo – i trattamenti sono stati verosimilmente dannosi;
  • il 49% è risultato inconcludente – le evidenze non hanno mostrato né effetti benefici né dannosi.

Sebbene le percentuali dei risultati positivi, negativi o inconcludenti siano assolutamente simili per ciò che attiene sia all’omeopatia sia alla medicina convenzionale, è importante riconoscere la notevole differenza in termini quantitativi degli studi di ricerca condotti; la tabella A rappresenta 188 singoli studi in campo omeopatico, mentre la tabella B rappresenta 1016 revisioni nel campo della medicina convenzionale, ognuna delle quali analizza studi clinici molteplici.

La differenza in termini quantitativi non deve sorprendere, se si considerano le esigue risorse finanziarie messe a disposizione per la ricerca della “medicina complementare e alternativa” (CAM). Ad esempio, nel Regno Unito solo lo 0,0085% del budget totale nel settore della ricerca medica è riservato alla CAM, di cui l’omeopatia costituisce a sua volta solo una parte4.

Tutto ciò evidenzia la necessità e l’opportunità di effettuare ulteriori ricerche in omeopatia, in particolare reiterando, su vasta scala e con alti standard qualitativi, i più promettenti studi con esito positivo.

Letteratura

1. http://www.facultyofhomeopathy.org/research/
2. El Dib RP, Atallah AN, Andriolo RB. Mapping the Cochrane evidence for decision making in health care. J Eval Clin Pract.,2007;13(4):689-92 | PubMed
3. Lewith GT. Funding for CAM. BMJ., 2007; 335(7627): 951. | PubMed

LA SCIENZA SI INTERESSA ALL’OMEOPATIA?

I critici affermano in modo ideologico che l’omeopatia è una “pseudoscienza” e che solo i “non scienziati” sono interessati al tema. Al contrario, gli scienziati di note Università, istituti di ricerca e ospedali di tutto il mondo stanno svolgendo ricerche in omeopatia servendosi delle stesse metodiche utilizzate per studiare i trattamenti medici convenzionali. Puoi visitare anche il sito dell’Homeopaty Research Institute per scoprire qual è il tasso di crescita del numero di articoli pubblicati in riviste scientifiche con revisione tra pari e l’opinione di alcuni scienziati sull’Omeopatia.

Gli studi su PubMed che dimostrano l’efficacia delle Medicine Tradizionali, Complementari e Non Convenzionali sono pubblicati in numero significativo, anche su riviste scientifiche a medio e alto impatto, tanto che anche la prestigiosa Cochrane Collaboration dedica un sito specifico a queste discipline.

È VERO CHE I PRODOTTI OMEOPATICI SONO “RIMEDI” E NON FARMACI?

No, è falso. Quelli omeopatici sono farmaci a tutti gli effetti, come previsto dalla Direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, pubblicata il 6 novembre 2001, e attuata in Italia con forte ritardo, che stabilisce un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano.

QUAL È, IN SINTESI, LA DIFFERENZA TRA L’OMEOPATIA ED I FARMACI ALLOPATICI DI SINTESI CHIMICA?

I farmaci allopatici si concentrano sul “sintomo” e lo combattono, con un’evidente utilità ad esempio nella medicina d’urgenza, seppure a prezzo di potenziali effetti collaterali. L’Omeopatia invece agisce sull’intero organismo, “educandolo” a reagire esso stesso alla malattia, con evidenti vantaggi ad esempio in termini di prevenzione. Inoltre i farmaci omeopatici, se correttamente utilizzati, non presentano effetti collaterali.

L’ideale è un’intelligente integrazione tra i due sistemi di salute: farmaco omeopatico ogni qual volta è necessario prendersi cura dell’organismo, specie per una corretta prevenzione e per stimolare positivamente il sistema immunitario, e farmaco allopatico ogni qual volta, per la particolare gravità della malattia, non se ne può fare a meno, sempre con attenzione a non abusarne, a causa degli effetti collaterali e iatrogeni. Il Vostro medico saprà certamente darvi i giusti consigli su quando usare uno, e quando l’altro.

I FARMACI OMEOPATICI SI POSSONO USARE ANCHE PER I BAMBINI?

Certamente, e anzi i farmaci omeopatici sono particolarmente adatti per la cura dei bambini, addirittura dalla primissima infanzia. Questo tipo di farmaci rinforza la capacità di “autoguarigione” dell’organismo, mantenendone in naturale equilibrio: è certamente meglio iniziare questo processo di prevenzione da piccoli, piuttosto che da adulti.

ESISTE UN “VACCINO ANTINFLUENZALE” OMEOPATICO?

No, esistono però dei rimedi omeopatici che proteggono dall’influenza aumentando le difese immunitarie, senza costringere a somministrare all’organismo agenti patogeni che talvolta possono causare complicanze. Ogni consiglio circa l’uso o meno di un vaccino influenzale e comunque demandato esclusivamente al medico di fiducia.

L’OMEOPATIA E LA FITOTERAPIA SONO LA STESSA COSA?

No, la fitoterapia si basa su estratti di piante con dosaggi medi ed alti (come per i farmaci allopatici) mentre l’omeopatia utilizza varie sostanze (non solo piante) in dosi infinitesimali e diluite secondo specifici procedimenti (appunto chiamate “dosi omeopatiche”).

COSA DICONO LE ISTITUZIONI SULLE MEDICINE COMPLEMENTARI E SULL’OMEOPATIA?

Il Parlamento Europeo (Risoluzione n. 75/97)   e il Consiglio d’Europa (Risoluzione n. 1206/99) hanno chiesto di “assicurare ai cittadini la più ampia libertà di scelta terapeutica e il più alto livello di informazione sull’innocuità, qualità ed efficacia di tali medicine, invitando gli Stati membri a regolarizzare lo status delle Medicine complementari in modo da garantirne a pieno titolo l’inserimento nei Servizi sanitari nazionali”. Inoltre, l’Unione Europea ha finanziato nell’ambito del Settimo Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo, il Consorzio “CAMbrella – a Pan-European Research Network for Complementary and Alternative Medicine (2010-2012)”, che ha riunito ricercatori di 12 paesi europei – tra cui l’Italia – per sviluppare una rete europea di centri di eccellenza nelle Medicine Complementari e facilitare la comprensione dei bisogni dei cittadini europei nei confronti di questi paradigmi di salute, e la NATO Science and Technological Organization ha costituito un gruppo di ricerca, il NATO Integrative Medicine Interventions for Military Personnel, che ha lavorato dal 2010 al 2014 e al quale ha partecipato l’Italia, con il compito di valutare l’adozione per il personale militare di varie tipologie d’intervento basate sulle Medicine complementari, in quanto i dati dimostrano che una percentuale superiore al 50% della popolazione militare utilizza questo paradigma di cura.

L’OMEOPATIA PUÒ ESSERE PRATICATA ANCHE DA PROFESSIONISTI NON ISCRITTI ALL’ALBO DEI MEDICI?

No, perché la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) fin dal 2002 con le “Linee Guida su Medicine e Pratiche Non Convenzionali”, e poi di nuovo nel 2009, ha riconosciuto “per il loro rilievo sociale” le Medicine Complementari e Non Convenzionali, che costituiscono “atto medico” secondo l’Art. 15 del Codice di Deontologia Medica. Solo un medico regolarmente iscritto al relativo Albo professionale può quindi prescrivere farmaci omeopatici.

È VERO CHE IL NUMERO DI CITTADINI CHE UTILIZZANO L’OMEOPATIA E LE MEDICINE COMPLEMENTARI STA DIMINUENDO?

No, in Europa circa 100 milioni di persone fanno uso di Medicine Complementari, e in base ai dati EURISPES 2017, e in Italia dall’anno 2000 a oggi gli utilizzatori delle Medicine Complementari sono raddoppiati, passando da 6 a 12 milioni.

È VERO CHE I GOVERNI SONO CONTRARI ALL’OMEOPATIA E ALLE MEDICINE COMPLEMENTARI?

Ci sono paesi più avanzati, da questo punto di vista, e paesi meno avanzati, ma è falso sostenere che i Governi siano “contrari” all’omeopatia: ad esempio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha attivato fin dal 1972 il Dipartimento per le Medicine Tradizionali, ha emanato un primo piano strategico pluriennale 2002-2005 e nel 2013 il secondo “Traditional Medicine Strategy 2014-2023” e ha autorizzato l’attivazione di “Collaborating Centers for Traditional Medicine” in tutti i continenti; l’India dal 2014 ha istituito il Ministero per le Medicine Tradizionali; l’UNESCO ha inserito sia l’Ayurveda sia lo Yoga nella lista del patrimonio immateriale dell’Umanità; il Governo Federale della Svizzera, 6 anni dopo l’approvazione dell’articolo Costituzionale sulla Medicina complementare, comunica che la sua attuazione è in corso a vari livelli.

È VERO CHE LE SCUOLE UFFICIALI DI MEDICINA NON RICONOSCONO LE MEDICINE COMPLEMENTARI E L’OMEOPATIA?

No. È vero che in Italia esiste a livello ufficiale un diffuso “pregiudizio anti-scientifico” verso questi sistemi di salute, ma all’estero le cose paiono ben differenti: ad esempio, negli Stati Uniti – il cui Governo Federale ha istituito già nel 1992 il National Center for Complementary and Integrative Medicine – la crescita del numero di Scuole di Medicina che negli ultimi 10 anni offrono percorsi di studio sulle Medicine Complementari, è passato – secondo uno studio dell’University of Arizona Health Sciences – dal 68% al 95%.

Anche in Italia tuttavia le cose stanno cambiando: vi sono almeno 10 Master Universitari che affrontano l’argomento, e l’offerta formativa è in significativa crescita.

È VERO CHE UNA DELLE PIU’ IMPORTANTI RIVISTA SCIENTIFICA DEL MONDO, LANCET, HA “BOCCIATO” LA MEDICINA OMEOPATICA?

The Lancet pubblicò nell’agosto 2005 un editoriale che fece molto scalpore, con forti ripercussioni a livello mediatico, dal titolo “La fine dell’Omeopatia”, nello stesso numero in cui Shang A. et Al. avevano comparato trial clinici omeopatici con trial di medicina convenzionale (Are the clinical effects of homeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homeopathy and allopathy. The Lancet, 2005; 366: 726-732). La review di Shang è stata molto criticata e non solo dagli omeopati, ma anche dagli epistemologi per i numerosi errori metodologici e per la disomogeneità di comparazione tra i risultati ottenuti con l’Omeopatia e con l’Allopatia. Nel novembre 2008 (European Committee for Homeopathy), George Lewith, Professore del Corso di Ricerche sulla Salute – Università di Southampton – UK, commenta: “la review non ha fornito indicazioni precise di quali trial siano stati analizzati. Questa non è prassi normale nella valutazione scientifica. Se si assume che l’Omeopatia sia efficace per alcune malattie, ma non per altre o se si cambia la definizione di “trial allargato”, le conclusioni cambiano. Ciò indica la “poca forza” delle conclusioni di Shang; non sono affidabili”. Due pubblicazioni [Lüdtke R., Rutten A.L.B. – Le conclusioni sull’efficacia dell’Omeopatia sono molto dipendenti dal set di trial analizzati (titolo tradotto). Journal of Clinical Epidemiology, 61 (2008) 1197-1204, e Rutten A.L.B., Stolper C.F. – La meta-analisi di Omeopatia effettuata nel 2005: studio sui dati pubblicati (titolo tradotto). Homeopathy, 2008. Doi: 10.1016/j.homp.2008.09.008], hanno evidenziano che: 

  • 1) l’analisi dei trials omeopatici di alta qualità portano a conclusioni pro omeopatia.
  • 2) gli 8 trials omeopatici inclusi nella review di Shang et Al. prendono in considerazione malattie diverse; se 
    l’Omeopatia è efficace per alcune malattie, ma non per altre, significa che non è un placebo.
  • 3) le differenze con i farmaci convenzionali sono insignificanti.
  • 4) persistono forti dubbi sui criteri di scelta e selezione (non pubblicati) dei lavori inclusi nella review.
  • 5) la conclusione di Shang A. et Al.: “debole evidenza di effetti specifici dell’Omeopatia – forte evidenza di effetti 
    specifici della Medicina convenzionale” fa intravedere un forte bias pro allopatia [nell’originale: hidden judgements infavourable to Homeopathy = giudizi criptici (nascosti) sfavorevoli all’Omeopatia].

Le conclusioni di Lüdtke and Rutten e di Rutten and Stolper ribaltano quindi completamente, criticandole, quelle a cui erano giunti gli Autori dell’articolo pubblicato su The Lancet. Di fatto, lo studio di The Lancet ha evidenizato a posteriori l’enorme grado di pregiudizio editoriale del quale sono stati vittime gli autori.

E’ VERO CHE, SUCCESSIVAMENTE, UN NUOVO STUDIO AUSTRALIANO HA CONFERMATO CHE L’OMEOPATIA NON E’ EFFICACE?

Nel marzo 2015, i mass-media hanno pubblicato la notizia secondo la quale il National Health and Medical Research Council (NHMRC), Istituto australiano di ricerca medica, avrebbe pubblicato un nuovo studio sull’omeopatia, dichiarando, appunto, che non esisterebbe alcuna prova sulla sua efficacia, studio rafforzato da un articolo scientifico pubblicato sull’autorevole rivista medica British Medical Journal.

In realtà, anche in questo caso si tratta di una menzogna, o quanto meno di una presa di posizione infondata e discutibile: il rapporto Australiano in primo luogo e, soprattutto il commento sul BMJ, non sono studi o ricerche basati su prove scientifiche di efficacia, e non riportano alcuna novità significativa rispetto allo stato del sapere precedente alla loro pubblicazione.

Per essere più precisi, il paper Australiano non è uno studio scientifico sottoposto a peer review (la procedura mediante la quale tutti gli studi scientifici seri vengono sottoposti a revisione per accertarsi della correttezza dei risultati); il presunto articolo del BMJ, poi, non è un articolo della nota rivista medica, bensì è un banale post pubblicato su un blog gestito, sul sito del British Medical Journal, proprio dal Dott. Paul Glasziou, che del paper australiano è il principale autore. Fondamentalmente, sempre gli stessi soggetti, che si legittimano in modo totalmente autoreferenziale, procedendo con un metodo basato sul pregiudizio, atteggiamento che si scientifico ha ben poco.

Successivamente, il Consiglio Nazionale per la Salute e la Ricerca Medica (NHMRC) ha infatti dovuto ammettere, nell’ambito di un’indagine del Senato Australiano, “di non avere seguito le linee guida o gli standard scientifici riconosciuti” nella revisione delle prove di efficacia sull’omeopatia, che generò un report critico su questa medicina, e peraltro di aver applicato lo stesso approccio anche alle revisioni di altre terapie di origine naturale. L’NHMRC ha infatti sorprendentemente dichiarato che i criteri utilizzati per la selezione degli studi da comparare sono stati “modificati in itinere, e anche mesi dopo il completamento della ricerca generale della letteratura”. 171 dei 176 studi inclusi nello studio sull’efficacia dell’omeopatia sono stati esclusi – a revisione già in corso – dalla verifica, e ignorati: 88 di questi, avevano riportato risultati statisticamente positivi, e molti di essi erano stati condotti con elevata qualità metodologica.

Anche in quest’occasione, come in molte altre, le critiche all’omeopatia sono state costruite ad arte sulla base di presupposti non genuini.

LE ASSOCIAZIONI DI MEDICI OMEOPATI SONO UFFICIALMENTE RICONOSCIUTE NEL MONDO DELLA SALUTE?

Si, perché si tratta di vere e proprie Società Medico-Scientifiche, come tutte le associazioni mediche, e quindi sono anche iscritte all’apposito Albo tenuto presso il Ministero della Salute.

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