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Provare solitudine, quando diventa un problema?

Dr.ssa Antonella Napoli
Dott.ssa Antonella Napoli
Psicologa clinica. Psicoterapeuta in formazione, naturopata e floriterapeuta.
La solitudine è una normale emozione umana, ma a volte può colpire come un vero disturbo con sintomi riconoscibili. Come affrontarla e quando accettarla.

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Come ci si sente provando solitudine

L’uomo è un essere sociale, ovvero per stare bene deve stabilire relazioni. Abbiamo la tendenza a vivere in comunità e ad interagire con altre persone.

Sentirsi soli non attiene molto all’esserlo fisicamente in un determinato luogo e non è sempre condizionato dall’assenza di un partner, un amico o un familiare con cui condividere i propri spazi e i propri pensieri; la solitudine è, più precisamente, uno stato d’animo. Ci si può sentire soli anche in famiglia o circondati da molte persone. Parliamo di uno stato mentale chiamato “solitudine emotiva”. Questo può succede se non ci sentiamo compresi e capiti, ci sentiamo derisi e questo ci fa sentire impotenti e abbandonati tristi ed insicuri con un senso di vuoto. Nella coppia il senso di solitudine può essere dovuto alla mancanza di comunicazione e così facendo si perde l’intimità.

La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili.” C. G. Jung

Provare solitudine è una sensazione interiore che conduce di frequente all’isolamento sociale.

Ognuno di noi è in grado di trascorrere del tempo da solo con se stesso, con grande serenità, e senza sentire il senso di vuoto.

La persona che si sente sola, invece, non crede di essere ben voluta dagli altri; in questo modo, i suoi pensieri negativi non le permettono di aprirsi al contatto umano.

Avere spesso queste percezioni non fa altro che scatenare sentimenti ostili ulteriori che influiscono sulla salute psico-fisica dell’interessato, provocando stress, ansia, depressione, dipendenze.

Per capire in che modo si può risolvere questo problema, bisogna individuarne le cause.

Quali sono le cause dello stato di solitudine affettiva?

Normalmente, le cause dello stato di solitudine affettiva sono da rilevare nelle condizioni psichiche, momentanee o permanenti, della persona.

Eventi traumatici e cambiamenti improvvisi possono provocare turbamenti e senso di vuoto, come ad esempio la morte di un familiare, una storia d’amore finita, il trasferimento in un posto nuovo e sconosciuto.

Si tratta di situazioni in cui si perdono i propri punti di riferimento e la ripresa, almeno inizialmente, sembra quasi un miraggio.

Anche la mancanza di autostima e la presenza di problemi psicologici, come la depressione, possono portare all’isolamento: ci si sente poco o per niente meritevoli delle attenzioni e dell’affetto altrui, ma anche da parte di sé stessi. Ci sono persone che per carattere, per timidezza, introversione possono isolarsi volontariamente per sentirsi rifugiati, protetti, ma questa modalità non fa altro che aumentare la diffidenza verso il mondo esterno e quindi isolarsi sempre di più.

In quali occasioni è normale provare solitudine

Provare solitudine quando ci si trova in una fase di transizione, come abbiamo visto poc’anzi, è una cosa normale, ma bisogna evitare la temibile trasformazione in una condizione continuativa e duratura, tendente al patologico.

Ma c’è anche una solitudine desiderata, momenti in cui abbiamo bisogno di stare da soli per riflettere, ricaricarci, rilassarci o concentrarci. In questo caso la solitudine è sinonimo di liberà e ci permettere di fermarci, conoscerci, realizzare alcune cose. Ma quando non la scegliamo, la subiamo per circostanze della vita può diventare un grosso problema.

La sensazione prolungata di solitudine diventa preoccupante, per questo è necessario riuscire ad accettare i cambiamenti e trovare sempre il coraggio per evolvere, ponendosi nuovi obiettivi e aprendosi a nuove esperienze e conoscenze.

Si può soffrire di solitudine a vent’anni?

La solitudine può essere molto sentita a tutte le età: da persona anziane che hanno subito lutti del compagno, di amici, che hanno qualche disturbo fisico che ne impedisce la mobilità, ma un’altra fascia d’età dove la solitudine è molto sentita è l’adolescenza, periodo di grandi cambiamenti sotto tutti i punti di vista, in cui diventa difficile trovare un equilibrio nelle relazioni interpersonali che si hanno e quelle che si vorrebbero avere.

Quindi il senso di vuoto e la solitudine non sono legati all’età; è possibile provare questo stato d’animo anche a vent’anni, soprattutto in un contesto in cui i social network rendono i giovani sempre più “connessi virtualmente” e meno avvezzi alla collettività e alla socialità vera e propria, vissuta in presenza.

Internet ci salva dalla solitudine?

I social network consentono di tenersi in contatto persino con amici che si trovano all’altro capo del mondo ma, si sa, per poter vivere appieno una relazione, di amicizia o d’amore che sia, è necessario frequentarsi fisicamente, viversi.

I social sono utili da diversi punti di vista, perché possono rafforzare rapporti già consolidati oppure dare nuove possibilità di conoscenze, ma non devono mai essere considerati come sostituti dell’interazione sociale vis a vis.

Anche se sembra che sia molto più facile rapportarsi con altre persone, in realtà la maggior parte delle volte le realizzazioni risultano troppo superficiali e questo fa in modo che il bisogno di socializzazione della persona non sia soddisfatto. In più si perde il contatto fisico e anche questo porta a perdere la capacità di relazionarsi ad altri “presenti”. Si può arrivare all’estremizzazione che per non restare soli, si utilizzi social network e chat, piuttosto che rapportarsi a persone in presenza e questo causa maggiore isolamento sociale.

Quali sono i sintomi della sofferenza da solitudine?

Questo sentimento è così problematico perché ha a che fare con la paura del rifiuto, dell’abbandono del non essere degno dell’amore dell’altro, ecco perché la solitudine può portare sintomi di chi soffre di solitudine sia fisici che psichici.

L’agitazione che comporta questo disagio può provocare:

  • disturbi del sonno
  • ansia
  • stress
  • depressione
  • tristezza
  • mancanza di autostima
  • pensieri negativi
  • problemi di memoria
  • problemi alimentari
  • propensione alle dipendenze (fumo, alcol, droga ecc)
  • difficoltà relazionali
  • avere amici, familiari e conoscenti con i quali non si riesce ad instaurare una vera e propria connessione
  • sensazione di isolamento a prescindere dal luogo in cui ci si trova, è possibile infatti sentirsi soli in mezzo alla gente, senza sentirsi parte di una collettività
  • non sentirsi ricambiato e apprezzato.[1]

Come combattere la solitudine amorosa?

solitudine

Le persone maggiormente a rischio di solitudine sono quelle che non hanno (o non hanno più) un partner.

Come bisogna quindi affrontare la solitudine amorosa, per evitare che diventi cronica e irreversibile?

Osservare i momenti di solitudine

… e chiedersi quando nascono e quali sono le emozioni che generano.

Riconoscere di provare solitudine e dare un nome al proprio disagio è il primo passo da compiere: prendere consapevolezza. A volte non si ha la lucidità e la fermezza di ammettere di sentirsi soli, perché probabilmente lo si interpreta come un fallimento personale, ma non è così!
Le vicende della vita non dipendono sempre dalle nostre azioni, per questo a volte ci troviamo a fare i conti con problemi di cui non siamo responsabili, ma che subiamo con egual disturbo.

Coltivare le relazioni

Che tu sia un lavoratore, uno studente, una persona con numerosi amici o parenti, trova il modo di coltivare e far crescere il rapporto che hai con altre persone. Persone che hanno dei punti in comune con te, con cui condividere interessi. Ciò ti aiuta ad aprire la mente, a sentirti meno solo, a riscoprire te stesso.

Svolgere attività sociali, non social

Impegnarsi in un corso di teatro, fare sport di squadra, praticare volontariato, prendersi cura di altre persone senza ricorrere all’uso dei social network sono  ottimi modi per apprezzare le tue qualità e per capire quanto tu sia importante e utile per il tuo prossimo.

Praticare hobby impegnativi

Coltivare il rapporto con sé stessi è una cosa fondamentale per capire che la solitudine sana può far bene. Via libera agli hobby impegnativi, come leggere un saggio o occuparsi di bricolage, che aiutano a scoprire nuove passioni e nuove abilità personali.[2]

“Per noi la solitudine è una maledizione, quando dovrebbe essere invece accolta come una buona notizia che ci aiuta a indagare e a scoprire chi siamo” (R. Morelli)

Quando la solitudine ci provoca infelicità, genera attività compulsive come mangiare, dipendenze, ecc. o c’è uno stato di isolamento sociale, ci sentiamo soli, abbandonati, incompresi, vivere soli diventa insopportabile, e la sofferenza è tale da non riuscire a vivere bene la quotidianità è importante rivolgersi ad uno psicologo.

Fiori di Bach per la solitudine

I Fiori di Bach sono archetipi floreali di stati d’animo ai quali ispirarsi, mentre se ne assume l’essenza, per evocare le proprie innate risorse e capacità di adattamento.

Per chi ama la solitudine, la sceglie come una esigenza che lo fa tendere ad essere orgoglioso e amare la riservatezza può essere d’aiuto Water Violet, che permette maggior equilibrio nei rapporti e umiltà.

Impatiens è un altro fiore per chi sta bene da solo perché ha sempre fretta, pensa che gli altri perché lo rallentino, tende alla frenesia, irritabilità e impazienza. Può rendere più consapevoli che la quiete, la riflessione e la pazienza ci aiutano a vivere meglio il nostro tempo e a condividerlo con pienezza e soddisfazione.

Se invece si ha una grande paura di rimanere soli, tanto che si cerca forzatamente il rapporto con il prossimo, pur spesso sbilanciato da eccesso di presenza e loquacità, il fiore più adatto è Heather, caratterizzato da una socievolezza più misurata e intima, empatica e solidale. Anche Chicory ha bisogno di non rimanere solo, ma in particolar modo, vuole vicino le persone care, a cui vuole bene.

Poi troviamo chi si isola per timore degli altri o di situazioni nuove, di cambiamenti. È la persona che pensa di sentirsi più sicura tra le cose che conosce, tende all’introversione e all’isolamento e può anche essere particolarmente timido. Il fiore utile è Mimulus.

Se invece l’isolamento è dovuto ad un umore depresso dove sento di non avere la forza di avere rapporti con gli altri e non ho voglia di fare nulla, il mio tono dell’umore è abbattuto, può essere utile Wild Rose.

Per tutte le altre situazioni, o quando pensi che sia tutto più “complicato” rivolgiti ad uno specialista di Fiori di Bach.

 

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