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Problemi osteoarticolari e muscolo tendinei

Dr. Dario Quattrocchi
Chirurgo ortopedico. Specialista in ortopedia e traumatologia.
Come combattere i problemi osteoarticolari e da cosa sono causati? Quale aiuto può arrivare da un’ortopedia preventiva?

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La matematica e la biologia hanno dimostrato che è impossibile non invecchiare; tuttavia, è possibile rallentare l’invecchiamento. Nei prossimi anni si prevede un notevole aumento delle malattie muscolo scheletriche con importanti ripercussioni sulla vita sociale dell’individuo. Questo a causa dell’incremento dei traumi stradali, del lavoro, dell’aumento della popolazione che pratica attività sportiva, dell’invecchiamento progressivo della popolazione, dell’innalzamento delle aspettative di vita e delle sempre maggiori esigenze funzionali dei pazienti, dei vizi posturali di uno stile di vita inadeguato (obesità e sedentarietà), del sovraccarico biomeccanico e dei movimenti ripetuti.

I fattori di rischio

Tra i fattori di rischio si evidenziano quelli non occupazionali e quelli occupazionali. Tra i fattori non occupazionali ricordiamo:

  • un’età superiore ai 40-45 anni, sebbene oggi molti pazienti giovani presentino già queste patologie
  • disfunzioni che colpiscono prevalentemente il genere femminile
  • l’obesità
  • tutti quei traumi a carico dei muscoli, delle ossa, delle articolazioni, ma pure malattie sistemiche che possono accelerare, favorire, le patologie muscolo-scheletriche creando un danno tissutale.

Tra i fattori di rischio occupazionali, poi, vanno considerati:

  • il sollevamento di carichi per l’attività lavorativa o sportiva
  • i movimenti reiterati, ripetitivi
  • le posizioni faticose, dolorose e così via.

Gli anni di vita persi a causa della disabilità per tipo di patologia in Italia sono così distribuiti:

  • circa il 30-40% dei disturbi accusati dai pazienti e riferiti al proprio medico, riguarda le malattie muscolo-scheletriche, che ad oggi rappresentano la terza causa di disabilità dopo tumori e malattie cardiovascolari
  • le malattie osteoarticolari sono al primo posto nelle donne e al terzo posto nel genere maschile.

Insomma, un quadro complesso e poco rassicurante.

Fragilità articolare: può esistere un’ortopedia preventiva?

Le patologie dell’apparato locomotore possono essere suddivise in due grandi categorie: le tendinopatie e le artropatie. L’iter delle malattie muscolo-tendinee, osteoarticolari, si manifesta con i classici sintomi: dolore, rigidità, tumefazione, con conseguente limitazione funzionale e difficoltà dei movimenti. È importante una diagnosi precoce che si ottiene grazie a una raccolta anamnestica, un esame obiettivo e indagini radiografiche (Rx).

Il trattamento conservativo è finalizzato a ottenere una riduzione della infiammazione e quindi del dolore, con l’utilizzo di diverse procedure terapeutiche.

Il recupero della forza e della mobilità si ottiene utilizzando terapie mediche-farmacologiche e la fisiochinesiterapia strumentata nelle fasi inziali di queste patologie, dove c’è ancora dolore e una limitazione funzionale. Qualora il trattamento conservativo sia inefficace si arriva, nelle forme più gravi, ad interventi chirurgici mininvasivi o di protesi articolari.

Dal bisturi alla siringa

Alla luce di queste considerazioni è importante proporre la cultura della prevenzione delle affezioni muscolo scheletriche, prima della loro manifestazione clinica. Il paziente anziano, così come l’atleta e i soggetti sottoposti a lavori usuranti, sono tutti soggetti – spesso inconsapevolmente – fragili. Una caratteristica accomuna, da un punto di vista fisiopatologico, tutte queste categorie: l’infiammazione cronica di basso grado, cioè quell’infiammazione silente per anni che cova sotto le braci e che, quando si appalesa clinicamente, ha ormai indotto danni spesso irreversibili ai tessuti. L’obiettivo della ricerca non è quello di incrementare la longevità, indipendentemente dalle conseguenze, ma piuttosto l’estensione di una vita attiva, libera da disabilità e dipendenze funzionali.

È importante, quindi, una diagnosi precoce (clinica-strumentale) e una prevenzione. Il ricorso a una diagnosi tempestiva delle malattie muscolo-scheletriche costituisce una valida strategia di ottimizzazione della qualità di vita del paziente.

La diagnosi precoce (clinica e strumentale) è una forma di prevenzione secondaria, quando la malattia è già presente e ci consente di iniziare delle cure prima che il danno tissutale si aggravi.

Prima ancora della diagnosi precoce è da proporre la prevenzione primaria. La prevenzione di una malattia vuol dire identificare le possibili cause della sua insorgenza, combatterle o evitarle e, conseguentemente, ridurre il rischio che essa possa davvero manifestarsi o progredire.

Combattere i fattori di rischio

Con un’attenta valutazione clinica e strumentale è possibile effettuare una prevenzione primaria, una diagnosi precoce e una corretta e mirata indicazione terapeutica, consentendo di esprimere un giudizio prognostico a breve o a lungo termine.

È importante una corretta interpretazione dei sintomi riferiti dai pazienti, un’accurata visita dello specialista, una giusta valutazione delle indagini strumentali: una radiografia eseguita pur in assenza di manifestazioni cliniche può dare importanti informazioni.

Un’accurata raccolta anamnestica, la conoscenza dell’anatomia, della bio-meccanica e dell’eziopatogenesi e la memoria delle alterazioni anatomopatologiche riscontrate in sede chirurgica permette la scelta di terapie mirate e personalizzate.

Conoscere il proprio grado di rischio di ammalare di patologie muscolo tendinee e osteoarticolari consentirebbe una loro prevenzione: più del 50% delle fragilità potrebbero essere evitate o  procrastinate. Basterebbe usare una carta del rischio lesionale tissutale, insieme al medico di famiglia o ad altri specialisti che trattano queste patologie, per identificare la propria probabilità di incidente lesionale a uno o dieci anni e intervenire di conseguenza: informando il diretto interessato (il paziente), migliorando il gesto lavorativo o sportivo, rinforzando la muscolatura con l’esercizio o anche con l’uso di farmaci o dispositivi medici, che invece sono prescritti soltanto dopo che ci sia stata una manifestazione clinica.

Un utile contributo potrebbe fornirlo l’ortopedico grazie alla sua esperienza sul campo. Esperienza che va trasmessa a tutti i colleghi che visitano e trattano la patologia osteoarticolare e muscolo tendinea. Questo per uniformare il metodo di valutazione clinica, personalizzare e semplificare la terapia, evitando cure inutili, accanimenti terapeutici, diagnosi sbagliate, peregrinaggio spesso oneroso tra professionisti medici e non, nonché indicazioni chirurgiche affrettate da vari condizionamenti.

Una corretta prevenzione

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Una corretta prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie muscoloscheletriche non solo si traduce in un abbattimento del costo della terapia, ma anche in una migliore qualità di vita del paziente. Una diagnosi precoce e un trattamento adeguato comporterebbero una riduzione della disabilità e un miglioramento della prognosi, delle aspettative di vita.

Questo si può ottenere grazie a un gruppo di lavoro (tra) con professionisti che sappiano esprimere il dinamismo individuale, l’esperienza accumulata negli anni, l’umiltà, la competitività leale, il coraggio, la fantasia di nuove idee e lo spirito di sacrificio per un unico obiettivo: fare informazione e terapia con un approccio preventivo per la gestione dei traumi diretti e indiretti, da sovraccarico o da invecchiamento muscolo-tendineo e osteoarticolare.

La terapia infiltrativa biologica preventiva delle malattie muscolo-scheletriche è una utile indicazione consigliata prima che il danno tissutale si manifesti o progredisca clinicamente: insomma, non dobbiamo più aspettare di essere ammalati per curarci.

La condivisione di informazioni tra esperti ha consentito nell’ultimo decennio lo sviluppo della medicina biologica riparativa e rigenerativa, che rappresenta la chiave di volta per risolvere a livello biologico la causa della degenerazione dei tessuti attivando, accelerando, stimolando i processi riparativo-rigenerativi. Ci si avvale di diversi dispositivi medici a scopo terapeutico per le patologie ortopediche:

  • di origine animale: il collagene
  • di origine umana autologo o da donatore: il PRP o gel piastrinico e le cellule mesenchimali stromali staminali da grasso autologo periombelicale, midollo osseo o cordone ombelicale
  • di laboratorio: l’acido ialuronico da coltura batterica
  • naturali: miscela di ossigeno e ozonoterapia.

In tutti i casi di patologia osteoarticolare provocate da usura, fisiologico invecchiamento, da eventi traumatici diretti o indiretti, l’aspetto più evidente del danno è la perdita dell’integrità delle fibre collagene, che risultano non più organizzate linearmente e parallelamente fra esse e possono presentare vere e proprie lacerazioni, responsabili delle manifestazioni cliniche della patologia con dolore e limitazioni funzionali.

L’importanza del collagene

Il collagene è la proteina strutturale più abbondante nell’organismo umano. In particolare, è abbondante nelle cartilagini, nei tendini (70%), nelle ossa e nei tessuti connettivi. Durante il corso della vita, la produzione di collagene non cessa mai; tuttavia, l’invecchiamento, le lesioni traumatiche, le carenze nutrizionali, possono causarne una diminuita disponibilità con conseguente degenerazione tissutale. Compaiono i disturbi muscolo-scheletrici con dolore, rigidità e difficoltà di movimento.

Nell’ultimo decennio si è sviluppato un nuovo approccio alle patologie dell’Apparato muscolo-scheletrico attraverso l’utilizzo di biomateriali (bio-scaffold) di matrice extracellulare a base di collagene suino di tipo I per via iniettiva. Da un punto di vista clinico, i dispositivi medici a base di collagene agiscono attraverso la deposizione di fibrille di collagene nella regione danneggiata, secondaria alla loro infiltrazione loco-regionale (Milani L. 2010): il collagene viene iniettato in sede intra- o peri- lesionale tissutale al fine di rimpiazzare, rinforzare, strutturare e proteggere (barriera aderente) i tessuti dell’ Apparato muscolo-scheletrico (Perra A. 2010), migliorando la struttura anatomica e funzionale delle fibre collagene e delle strutture che le contengono ed allo stesso tempo fornire un supporto meccanico alle aree coinvolte. La modalità d’azione è di tipo meccanico, riconducibile ad un miglioramento di anisotropia della matrice extra-cellulare (disposizione delle fibre consona alle forze tensili cui è sottoposta la parte) con induzione della cascata dei fattori di crescita (TFG-beta1, CTGF, IGF-1) necessari per la produzione di nuovo collagene da parte del fibroblasto.

Quindi bio-scaffold in grado di sostenere i meccanismi di riparazione e rigenerazione dei tessuti la cui componente connettivale è degradata a causa dei fenomeni di usura, invecchiamento o in seguito ad eventi traumatici.

Le applicazioni cliniche

Le applicazioni cliniche sono molteplici. Si possono trattare lesioni muscolo scheletriche degenerative, da usura e post traumatiche:

  • della spalla, per il trattamento di lesioni inserzionali della cuffia dei rotatori, legate a un conflitto sub acromiale (determinato da gesti lavorativi o da gesti sportivi)
  • del ginocchio, come una lesione inserzionale del tendine rotuleo o quadricipitale, distrazione del legamento collaterale mediale o laterale, lca, lcp, pinzamento meniscale, condropatie lievi-medie femoro-tibiali e femoro-rotulee.
  • dell’anca, come lesioni inserzionali dei tendini pelvi trocanterici, degli extra rotatori (piriforme)
  • della colonna vertebrale, per esempio un dolore faccettale o nelle contratture muscolari
  • del gomito, polso, mano, piede e caviglia.

L’infiltrazione con questi dispositivi medici intra o extra-articolare, intra e peri-lesionale capsulo-legamentosa e tendinea , induce un processo biologico di tipo meccanico che stimola la sintesi di nuovo collagene e innesca automatismi autologhi di riparazione e di rimodellamento del tessuto offeso. Iniettato nelle primissime fasi del danno tissutale rallenta i processi di invecchiamento e stimola/accelera i processi di guarigione, inducendo la cascata dei fattori di crescita (neo-angiogenesi) e conseguente neo-sintesi di collagene.

Come mantenere in salute le articolazioni fragili

Il nostro corpo è considerato una macchina perfetta, che può sembrare indistruttibile, ma ha più di 360 articolazioni fragili. Già disporre di una buona macchina (geneticamente permettendo) può dare dei grossi risultati per rendere meno fragili le articolazioni.

Occorre però rispettare la manutenzione programmata, facendo un tagliando quando la macchina è ancora nuova. Trovare un meccanico-officina di fiducia, intendo un medico o un centro di riferimento per il trattamento di queste patologie, e costruire un rapporto di fiducia a lungo termine. Creare un piccolo fondo per la manutenzione, un conto fruttifero come investimento di riparazione. Guidare, muoversi con prudenza: è meno usurante per la nostra macchina-corpo e per i nostri nervi. Essere sempre consapevoli, nel senso che non siamo eterni. Se qualcosa si rompe, ripararla subito: se c’è un legamento rotto o un vizio posturale, bisogna intervenire precocemente. Conoscere la nostra macchina è di vitale importanza per evitare inutili accanimenti terapeutici senza esito, in quanto tardivi.

Una terapia miracolosa?

Questa terapia infiltrativa curativa e preventiva è un’opzione che può essere usata singolarmente o in associazione. Non deve essere mai proposta come terapia miracolosa. È un valido supporto, senza effetti indesiderati, non alternativo (semmai sinergico) all’uso dei farmaci, ma fruibile senza riserve anche quando questi sono controindicati.

Un’attenta valutazione da parte dello specialista chirurgo ortopedico e il rispetto dei protocolli da parte di tutti i professionisti che trattano patologie osteo-articolari e muscolo-tendinee, può indirizzare la scelta verso questa terapia biologica infiltrativa, riducendo o evitando il rischio che venga vanificata o depotenziata la sua efficacia.

L’ingegneria tissutale e la terapia genica rappresentano il futuro.

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