Sappiamo tutti quanto fondamentale sia il corretto grado di idratazione per il nostro corpo e perché bere acqua fa bene a tutto l’organismo: ogni squilibrio nel quantitativo di acqua provoca uno squilibrio nel funzionamento degli organi e delle funzioni per le quali l’acqua è fondamentale. Sappiamo anche che bere vino e bere acqua non sono sinonimi …

I diversi tipi di acqua

Se cerchiamo sul dizionario il significato di acqua, nella quasi totalità dei casi si troverà una definizione come questa: “composto chimico di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, trasparente, incolore, inodore, insapore”.

Insapore… Ma chi ha detto che l’acqua è insapore? Facciamo una prova: mentre voi non guardate, fatevi preparare da qualcuno 3 bicchieri contenenti ciascuno un’acqua differente, dopodiché fate un bel sorso da ciascun bicchiere, assaporandola come fareste con un buon vino. Scoprirete non solo che le acque hanno una densità e una consistenza differente, ma anche che hanno un sapore diverso fra loro. Infatti la sensazione che lasciano in bocca, il sapore appunto, cambia a seconda della composizione chimico-fisica che le contraddistingue. Questo perché le acque non sono tutte uguali. Per semplificare le cose possiamo raggrupparle in tre grandi categorie in funzione della quantità di minerali disciolti. Troviamo così le acque con un’alta concentrazione di minerali, vale a dire più di 1500 mg/litro, quelle oligominerali, ovvero con una presenza di minerali che si colloca fra i 50 e i 500 mg/litro, e le acque poco mineralizzate, la cui quantità di minerali è inferiore a 50 mg/litro.

Altro distinguo va fatto per quanto riguarda le acque minerali imbottigliate e l’acqua cosiddetta “del rubinetto”: sempre di H2O si tratta, ma cambiano i parametri ai quali le due categorie devono sottostare e le regole alle quali devono attenersi.

Tema piuttosto attuale, del quale sempre più testate si stanno occupando (non ultima quella della trasmissione Report in una puntata andata in onda il 5/6/2017) è primariamente collegato alla nostra salute. Non è questa la sede per definire se una tipologia sia meglio dell’altra né ne abbiamo l’intenzione. Ciò che ci interessa invece far emergere è che ogni acqua è diversa dall’altra e che ci sono componenti chimiche in quantità assolutamente variabile fra una e l’altra, con una forbice anche molto ampia all’interno della stessa categoria. La differenza sostanziale sta nell’origine e nel conseguente trattamento delle due tipologie di acqua: le minerali, infatti, provengono da sorgenti o falde sotterranee protette e incontaminate, sono microbiologicamente pure e vengono prelevate e imbottigliate senza alcun intervento aggiuntivo che ne modifichi le caratteristiche. Insomma, dalla fonte alla tavola. Le acque che sgorgano dai nostri rubinetti, invece, arrivano da un acquedotto o da un impianto idrico che raccoglie l’acqua dai bacini circostanti o dalla falda acquifera e, attraverso sistemi e impianti di depurazione, vengono potabilizzate. Le analisi alle quali le acque potabili vengono sottoposte sono molto più stringenti e frequenti, proprio in nome di un’origine non naturalmente e microbiologicamente pura. Questo però significa anche avere garanzie e tutele costanti.

Ma se per le acque minerali c’è l’obbligo di riportare i risultati delle analisi in etichetta, come fare per l’acqua del rubinetto? I risultati delle rilevazioni compiute sulle acque potabili di tutti i comuni italiani sono pubblici e facilmente reperibili sul web o presso le Asl del territorio di pertinenza, vengono pubblicati con cadenza frequente e sono continuamente aggiornati: una buona “fonte” di informazioni sulla salubrità delle nostre acque potabili.

Proprietà chimiche e biologiche dell’acqua

BERE-ACQUA-FOGLIA

Ogni acqua insomma ha le sue caratteristiche chimiche. Ma perché a noi serve sapere queste cose? E perché ci dicono sempre che è così importante bere? Perché bere acqua fa bene?

Il nostro corpo, ce lo insegnano da piccoli, è costituito per un buon 60% di acqua: l’acqua intracellulare, che serve alla sopravvivenza delle cellule, ed extracellulare, che costituisce il plasma, la linfa, il liquido interstiziale e il liquor, ovvero il fluido che avvolge il cervello e il midollo spinale proteggendoli dai traumi, come una sorta di cuscinetto, evitando lesioni al sistema nervoso centrale.

Ma come agisce l’acqua all’interno dell’organismo?

Dal punto di vista chimico e fisiologico l’acqua è un elemento che potremmo considerare neutro ed è un efficace solvente. Questo significa che riesce a diluire efficacemente le sostanze nocive con le quali entra in contatto e a trasportare quelle benefiche all’interno del nostro corpo velocemente, capillarmente e, appunto, neutralmente.

Non solo. L’acqua, in funzione della sua componente minerale, è centrale nel mantenimento dell’equilibrio elettrolitico: alcuni minerali infatti sono importanti elettroliti, attori indispensabili per regolare le funzioni nervose e muscolari, per mantenere l’equilibrio acido-base e l’equilibrio idrico. Tra questi il sodio riveste un ruolo particolarmente importante.

Ultimo, ma non certo meno importante, è il potere depurativo dell’acqua. Essa infatti riesce a trasportare ed “eliminare” le tossine dal nostro corpo, per usare una metafora, come fa un ruscello dopo un acquazzone: l’acqua è il veicolo attraverso il quale le tossine vengono prese e condotte attraverso gli organi adibiti alla depurazione – come fegato e reni – che le filtrano e ne facilitano poi l’espulsione, ad esempio attraverso le urine.

Quanto e quando bere

BERE-ACQUA-BERE-TROPPO

Non c’è una regola ferrea e assoluta sulla quantità di acqua da bere giornalmente, anche perché l’ottimo dipende da svariati fattori: l’età, il sesso, l’attività fisica, la quantità e il tipo di cibo introdotto, oltre ovviamente a particolari stati di salute o predisposizioni fisiologiche. Generalizzando, per mantenere un equilibrio idrico si è stimato che servirebbe introdurre acqua in un rapporto pari a 1ml per caloria ingerita. Questo calcolo è ovviamente piuttosto difficoltoso da fare, non tanto per l’operazione in sé, quanto perché è molto difficile tenere il conteggio esatto delle calorie quotidiane. Diciamo che, facendo un calcolo approssimativo e una stima media, l’ottimo sarebbe bere 1,5/2 litri di acqua al giorno – equivalenti a 8/10 bicchieri distribuiti nell’arco della giornata – per un adulto non sportivo, sano e con una corretta alimentazione.

Il discorso cambia per i bambini, che hanno una dispersione di acqua maggiore e quindi necessitano di un apporto idrico in più e più frequente rispetto agli adulti, e per gli anziani, poiché con l’avanzare dell’età il nostro corpo perde progressivamente la capacità di trattenere i liquidi esponendoci maggiormente al rischio di disidratazione.

Per gli sportivi, poi, va fatto un ragionamento a parte: l’attività sportiva, infatti, comporta uno sforzo che si discosta molto da quello del semplice movimento quotidiano. In queste situazioni si produce un aumento della temperatura corporea e della sudorazione (che interviene, appunto, con funzione termoregolatrice), oltre che un super-lavoro muscolare. L’equilibrio idrico in questi casi è facilmente alterabile e va preservato intervenendo con un apporto di liquidi sia prima che durante e dopo l’attività sportiva.

I benefici per l’organismo

Ma quindi l’acqua serve “solo” a mantenere l’equilibrio idrico? Assolutamente no. Le ripercussioni benefiche che l’acqua ha sul nostro organismo sono tante e molteplici, a partire ovviamente dalla giusta idratazione che permette il corretto funzionamento cellulare e uno stato generale di buona salute. L’acqua quindi come veicolo, come “alimento” benefico e come efficace depurativo.

Ma non solo.

Bere acqua, ad esempio, aiuta un abbassamento della pressione in caso di ipertensione, poiché stimola la diuresi attraverso la quale il corpo elimina il sodio in eccesso, riducendo di conseguenza la pressione sanguigna; favorisce la regolarità intestinale, poiché un giusto apporto di liquidi contribuisce alla formazione di feci più morbide evitando il rischio di stitichezza; depura fegato e reni; migliora l’elasticità e il tono dei tessuti e dei muscoli aumentandone il volume; diminuisce la viscosità del sangue rendendolo più fluido; aiuta a mantenere la temperatura corporea attraverso la sudorazione.

Acqua e bellezza fisica

Bere acqua rende più belli? Sì, se si intende bere acqua al fine di mantenere il livello di idratazione ottimale. Ma in che modo l’acqua che ingeriamo mostra i suoi benefici all’esterno? Ad esempio, rendendo la pelle più tonica, fresca e luminosa: grazie al suo potere detossinante evita l’accumulo di impurità e infiammazioni come i brufoli. Inoltre la pelle è formata da oltre il 70% di acqua e la trattiene naturalmente grazie all’acido ialuronico, perciò più si beve, più bella e tonica apparirà.

Bere poi permette di attenuare le tanto detestate borse sotto gli occhi, conseguenza di un ristagno di liquidi. A trarne beneficio sono anche capelli e unghie che, come conseguenza di un’idratazione di tessuti, risultano più forti e resistenti.

Perché bere poco è una cattiva abitudine

Abbiamo visto i benefici legati alla buona abitudine di bere acqua. E se non si beve abbastanza, cosa succede? Quali conseguenze ci possono essere?

Ci sono diversi livelli di implicazioni dovute alla disidratazione, strettamente legate al livello di carenza di liquidi. Ad una carenza leggera si possono manifestare ad esempio mal di testa, perdita di concentrazione e di memoria – le cellule cerebrali necessitano di molta acqua e uno squilibrio in tal senso ha ripercussioni piuttosto rapide – difficoltà a digerire, episodi di stipsi, perdita di tono della pelle. A carenze più consistenti possono seguire invece un innalzamento del livello di acidità con uno squilibrio del sistema acido-base, squilibri elettrolitici, blocco della sudorazione con conseguente surriscaldamento ed eventuale colpo di calore, allucinazioni e perdita di coscienza.

Senza arrivare a questi casi estremi, è tuttavia necessario prestare molta attenzione ai segnali che il corpo ci invia, al di là del semplice stimolo della sete.

A volte, ad esempio, un mal di testa può essere il segnale che avete bisogno di un bel bicchiere d’acqua, anche se non avvertite il desiderio di bere. Il vostro corpo, semplicemente, ve lo sta chiedendo in un altro modo.

In quali casi è importante bere molto

Abbiamo visto che i bambini, gli sportivi e gli anziani hanno un bisogno più elevato di liquidi. Ma ci sono anche altre situazioni nelle quali il nostro corpo necessita di un apporto idrico maggiore. Questo avviene soprattutto in condizioni anomale, non quotidiane, nelle quali la dispersione e la perdita di liquidi è particolarmente rapida o molto cospicua: è il caso di febbre alta, vomito, diarrea, ma anche di sindrome da raffreddamento, a causa della quale lo stato di malessere ci porta a mangiare e bere meno del solito.

Situazioni non patologiche poi possono essere il periodo mestruale, nel quale le perdite ematiche verranno così bilanciate da un aumento di volume del sangue, la gravidanza, nella quale l’acqua serve non solo alla mamma ma anche al feto, per avere a disposizione la giusta quantità di liquido amniotico, o ancora l’allattamento, durante il quale la donna perde liquidi attraverso il latte e che è molto importante reintegrare.

Alla luce di tutto ciò, anche se si dice che con l’acqua non si brinda, possiamo affermare che in realtà non c’è bevanda migliore con la quale inneggiare “alla salute!”

CONTATTI

Guna S.p.a.
via Palmanova 71 - 20132 Milano
tel: +39 02 280181
email: info@guna.it

Azienda con sistema di gestione qualità UNI EN ISO 9001:2015 certificato da Certiquality
P. iva 06891420157 | tutti i diritti riservati
Registro delle imprese di Milano, numero di iscrizione: REA 1124454, Capitale Sociale: Euro 3.000.000,00 i.v.

guna su facebook

guna su youtube

guna su twitter

guna su instagram

guna su LinkedIn