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Incertezza e indecisione? Riprendi il controllo!

L’incertezza deriva spesso da situazioni psicologiche che determinano indecisione, insicurezza e talvolta paranoie. È importante riconoscerle.

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Quando si parla di insicurezza, di incertezza e di indecisione si parla quasi sempre di un’unica cosa: della difficoltà che si incontra nel fare delle scelte nella nostra vita. Sia per cose piccole, come scegliersi un paio di scarpe nuove, sia per questioni molto grandi, esistenziali ed estremamente determinanti: decisioni legate al lavoro, su scelte importanti che condizioneranno la nostra vita per molto tempo (cambio casa, scelgo di avere un figlio, adotto un cane, devo prendere decisioni che riguardano i genitori anziani, o rendersi conto che una relazione non funziona e devo capire quale strada intraprendere, compiere scelte importanti sulla propria salute…)

Credo che occorra innanzi tutto fare un distinguo e spiegare la differenza tra insicurezza, incertezza e indecisione. Nonostante l’uso che se ne fa, le tre parole non sono perfetti sinonimi. Mi piace affidarmi, per comprenderne le diverse sfumature, all’etimologia delle parole.

L’essere sicuro viene dal latino Securum. Se-curum, dove abbiamo il “se” privativo davanti alla parola “cura”: letteralmente sicuro è colui che tiene separato da se stesso la preoccupazione, che è tranquillo, che è privo di pensieri di cui curarsi. La sicurezza è quindi uno stato d’essere riferito ad un rapporto intimo estremamente pacifico con le preoccupazioni e le difficoltà. Mi viene in mente a tal proposito l’immagine poetica di Jacques Prévert in “Questo Amore” quando il poeta ci descrive:

Questo amore così sicuro di sé,

come un uomo tranquillo nel cuore della notte.”

Ecco. La sicurezza è proprio quello: sentirsi tranquilli nel cuore delle nostre notti.

La certezza invece ha molto più a che fare con il proprio rapporto con l’esterno. Deriva da Certum, cioè Cernere = distinguere. Quindi nel concetto di certezza è implicitamente contenuto il concetto di discernimento. Si può essere certi di una cosa se siamo capaci di discernerne l’essenza. Ha molto a che fare con la capacità di avvicinarsi con senso critico quanto più possibile alla realtà oggettiva delle cose, fermo restando il fatto che nessuna lettura mai è realistica oggettivamente poiché l’interpretazione della realtà è e sarà sempre una faccenda soggettiva.

L’essere indeciso ha forti assonanze con parole come conciso, inciso, reciso, ma anche incidente, incitare, cesoie…e addirittura uccidere poiché nella sua etimologia è contenuto il latino Caedĕre = tagliare. Quindi nel concetto del decidere vive quello dell’azione, di ciò che accade, sancisce, e determina. La decisione va oltre la scelta, la certezza o la sicurezza; è in qualche modo il passaggio successivo, la conseguenza attuativa. Essere indecisi, significa essere non operativi nonostante magari si sia individuata la strada da percorrere.

Essere sicuri (serenamente centrati e consapevoli), certi (capaci di padroneggiare le proprie facoltà analitiche e discernere le questioni riconoscendole correttamente) e decisi (capaci di tradurre in pratica quanto abbiamo valutato) sono tre passaggi che possono anche risultare simultanei ma hanno sequenze diverse e punti critici diversi.

Insomma, si può essere persone nient’affatto incerte o insicure (poiché sappiamo e sentiamo la scelta da compiere), ma assolutamente indecise, poiché estremamente carenti nel portare sul piano pratico ciò che abbiamo riconosciuto come nostra scelta.

Diverse sfumature, diverse criticità

incertezze e indecisione - scelta

Come abbiamo visto insicurezza, incertezza e indecisione possono essere considerati segmenti sequenziali di un unico processo: quello che porta ad attuate una scelta.

Ogni segmento affonda le radici in diverse criticità. Individuarle e riconoscerle può essere di grande aiuto e sicuramente un passaggio fondamentale per correggerle e risolverle.

Le criticità maggiormente collegate all’insicurezza sono la mancanza di ascolto del proprio centro, l’influenzabilità, o comunque la suscettibilità e il trauma. Se pensiamo al significato profondo della parola insicurezza, si potrà capire che la criticità maggiore di questo segmento sarà attribuibile ad un’alterazione delle funzioni sensibile percettiva e intuitiva.

Il proprio centro lo si può immaginare come una sorgente di purissima essenza di noi stessi. Li risiedono le nostre verità individuali, ciò che noi siamo davvero, quello che abbiamo come dote unica o talento o dono. Lì si trovano la nostra saggezza, le nostre muse ispiratrici ciò che dobbiamo fare per realizzarci come individui unici e irripetibili. Nel privato come nel sociale. Essere in ascolto con il nostro centro, essere connessi ad esso è il primo fondamentale tassello per sentirsi sicuri. Una volta individuata la nostra più intima verità, sarà dura destabilizzarsi, confondersi, illudersi e perdersi nella non scelta come nella deviazione verso modalità altrui. Tuttavia, ascoltare il proprio centro, sebbene sia la vera via per guarire dall’insicurezza, va alle volte visto come un traguardo e non la partenza. Dipende da quanto siamo abituati a lavorare su noi stessi. Riconoscere se e quando siamo influenzabili o suscettibili a modi e personalità che noi consideriamo forti e autorevoli potrebbe essere un buon inizio: imparare a osservare la nostra reazione e il nostro stato d’animo davanti a elementi che noi consideriamo più forti del nostro centro può essere un valido esercizio per irrobustire la nostra autodeterminazione.

Fondamentale è anche riconoscere se qualche trauma ha minato le fondamenta della nostra capacità di entrare in ascolto del nostro centro. I traumi si sedimentano proprio lì, e entrare in contatto col proprio centro può diventare difficile o motivo di grande dolore, poiché ci si troverebbe faccia a faccia con il proprio trauma irrisolto e quindi può risultare meno faticoso restare nell’insicurezza, lontani dai propri fantasmi. In questo caso l’insicurezza diventa quasi un rifugio, una comfort zone.

Le criticità maggiormente collegate all’incertezza sono la carenza di autostima, la mancanza di lucidità, l’eccessiva emozionalità. Se pensiamo al significato profondo della parola incertezza, sarà chiaro che la criticità maggiore di questo segmento sarà attribuibile ad un’alterazione della funzione sul piano intellettivo. Un’eccessiva emozionalità offusca la funzione razionale e analitica dello stato delle cose. Viene meno, nel soggetto iperemozionale, la capacità di discernimento fondamentale per operare una certa scelta. In effetti si può imputare ad un’eccessiva emozionalità una sorta di mancanza di lucidità mentale. Anche una carente autostima limita la capacità di discernimento. Poiché nella nostra cultura diamo preponderante importanza agli aspetti logici e razionali, è frequente che la stima o la disistima di sé ci giochi brutti tiri proprio su questi piani. Le incertezze possono derivare da una disistima della propria capacità di valutazione e determinano, ma allo stesso tempo scatenano, fasi di stallo e talvolta paranoie, ansia, frustrazione e paura.

È difficile trovare una mediazione tra ciò che siamo noi, con la nostra sensibilità e la nostra natura e quelle che sono le contingenze, le fatiche del quotidiano. Le scelte da fare che spesso non coinvolgono solo noi e i nostri desideri, ma anche la vita dei nostri affetti, e dei nostri impegni più o meno vissuti con passione e coinvolgimento. In questo affannarsi a trovare la quadratura del cerchio, nascono, si è visto, le incertezze e le insicurezze. Alle volte, poi, anche se si è arrivati alla comprensione di quale sia la strada da intraprendere, la scelta da fare, manca la capacità di tradurre nella pratica ciò che abbiamo intimamente deciso.

Le criticità maggiormente collegate all’indecisione sono: rimandare, tergiversare, non sentirsi sufficientemente forti, iltimore delle responsabilità, paura delle conseguenze, sovraccarico di fatiche quotidiane, grande stanchezza, sfinimento interiore. Se pensiamo al significato profondo della parola indecisione, sarà chiaro che la criticità maggiore di questo segmento sarà attribuibile ad un’alterazione della funzione sul piano attuativo e pratico. Tutto quello che comporta in qualche modo il trasporre in atto pratico ciò che abbiamo scelto.

Ogni scelta, dalla più significativa alla più banale, comporta sempre delle conseguenze che implicano delle relative responsabilità (letteralmente darsi responsi, rispondere di sé).

Tuttavia, il protrarsi nel tempo delle incertezze delle indecisioni instaura nel soggetto una paura appresa che, in modo del tutto inconsapevole, l’individuo pone tra sé e la scelta per autotutelarsi dal temuto errore. A livello comportamentale l’indecisione può manifestarsi sotto forma di evitamento, cioè la tendenza a non fare e a non prendere decisioni perché si ha la percezione che si sta per scegliere l’opzione sbagliata, esporsi o fallire.

Ciascuno di noi in vita propria ha sperimentato momenti in cui è risultato difficile operare delle scelte. Questo perché siamo tutti umani e egualmente soggetti alle turbolenze che la vita comporta. Nessuno è immune da insicurezza, incertezza e indecisione. Ma ci sono persone che quasi per ogni faccenda della propria vita non esercitano con la serenità necessaria una scelta; quasi come se avessero appreso tale comportamento come nicchia in cui si evitano ferite o scontri frontali con le conseguenze. Vi è in questo caso una percezione soggettiva di fragilità, condizione che può coinvolgere più ambiti della vita di una persona.

Questo può dipendere dal carattere individuale, dall’educazione familiare, dal contesto culturale e sociale. Molti fattori si fondono insieme. Il risultato è comunque che spesso finiamo per convincerci che non siamo idonei per compiere scelte. Sul piano cognitivo si antepongono i pensieri negativi limitanti che la persona insicura alimenta più o meno consapevolmente, come ad esempio: “non ci riesco, sono debole, sono inadeguato…” e che forgiano gradualmente un’idea completamente sbagliata di sé. Si tratta di una sorta di autoboicottaggio che alle volte la persona attua in maniera quasi inconscia. I pensieri limitanti incidono considerevolmente sullo stato d’incertezza e impediscono di prendere qualunque decisione, dalla più seria alla più banale. Si impara a convincerci che non sappiamo scegliere e ci mettiamo nella pericolosa condizione che siano gli altri, la vita o le circostanze a decidere per noi. Ma perché parlo dell’autoboicottaggio come di un rifugio? Perché abbiamo imparato a non rischiare e quindi a non fallire. L’autoboicottaggio ci stringe, è vero, in un angolo, ma è un angolo in cui abbiamo la percezione che non ci capitano grossi guai. E non scegliere diventa inconsciamente la scelta percepita migliore.

Ci si abitua alla non scelta. Meno si fanno scelte e meno impariamo a scegliere. Ogni alternativa o possibilità è soppesata senza giungere a conclusione, senza riuscire a gerarchizzare giungendo a una valutazione oggettiva di priorità scalare, con l’esito di procrastinare la (non) scelta il più a lungo possibile. Si impara a vivere in uno stato passivo e logorante e non si pensa che sia possibile rimodulare in altri termini il nostro approccio alla vita. Non vi è un settore della nostra vita che può essere esentato da questa modalità. Dall’amore, alla salute, dalla carriera al percorso di studi, dalle amicizie ai rapporti familiari.

Perché è così difficile fare una scelta?

Una scelta vera, importante e determinante parla in modo profondo di noi, di chi si è e di come intendiamo manifestarci al mondo. Di come intendiamo muoverci nel mondo. Per questo è difficile. Perché è un’affermazione eloquente di noi stessi. Si ha la percezione che se facciamo una scelta che poi si rivela sbagliata non è sbagliata solo la scelta ma anche noi che l’abbiamo operata. L’indeciso, infatti, potrebbe aver paura del fallimento, di cosa pensano gli altri o persino delle conseguenze del successo.

I lati positivi dell’incertezza

L’indecisione non è sempre un male!

A volte l’esitazione concede tempo prezioso per riflettere, stimando la complessità con più calma e attenzione: dà, infatti, la possibilità di raccogliere più informazioni e valutare meglio i fatti.

Non riuscire a prendere una decisione rapida potrebbe essere un segnale che identifica l’importanza di quella scelta: talvolta è meglio dedicarvi giusto tempo e dovuta attenzione, piuttosto che poi pentirsi di averla presa.

Il perfezionista, ad esempio, fa un’accurata analisi di pro e contro, investendo molto del suo tempo per pensare alla decisione migliore, così da non aver rimpianti.

Fondamentale, tuttavia, è non lasciare che l’indecisione tenga bloccati a lungo, troppo o addirittura per sempre!

I lati negativi dell’incertezza

L’indecisione diventa negativa quando dura troppo a lungo.

Ovviamente le tempistiche dipendono dalle circostanze; si potrebbe perdere un’occasione importante aspettando tanto tempo oppure ci potrebbe sfuggire qualcosa che desideriamo veramente.

La decisione diventa ancora più difficile se soppesiamo con eccessiva minuzia e troppo a lungo ogni conseguenza possibile (non tutto è prevedibile), generando ansia.

A lungo termine essa può trasformarsi da lieve fastidio a una vera e propria condizione patologica (disturbo da attacco di panico), evolvendo e causando veri e propri disturbi psichici strutturati sempre più progressivamente invalidanti.

C’è chi decide senza scegliere

Ebbene sì. C’è chi opera una decisione senza aver compiuto una scelta. Immaginiamo una persona che non mette mai in discussione sé stessa, i propri parametri, le proprie convinzioni. Una persona che in qualche modo non opera mai una mediazione tra sé stessa e il mondo esterno, le circostanze della vita, le persone che gli ruotano intorno, il fluire mutevole delle contingenze; ma resta ancorata alla propria percezione di ragione, all’automatismo appreso di ciò che va bene e di ciò che non va bene, convinta e determinata senza fare i conti con la realtà esterna. Io annovero anche questa tipologia di persona come incapace di operare scelte in modo corretto e armonioso. Certo non avrà dubbi sul da farsi, non starà giorni e settimane a macerare mille idee in modo affannoso nelle proprie emozioni.

Ma probabilmente rischia anch’essa di compiere una scelta inopportuna. E non è tanto una questione temporale. Possiamo impiegare pochi istanti per fare una scelta corretta e mesi e mesi per farne una sbagliata. Non è la rapidità con cui si opera una scelta che ci dice quanto questa sia stata elaborata bene. Una persona che decide senza scegliere rischia comunque di fare una scelta sbagliata perché spesso adotta l’automatismo. L’automatismo è un’altra cosa appresa. E come tutte le cose apprese rischia di essere meccanica e di scollegare da quel centro importante e fondamentale che ci permette di sapere davvero.

Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?

Per questo articolo non poteva che venirmi in mente la canzone di De André “Verranno a chiederti del nostro amore”, dove in quel passaggio sublime l’autore canta la frase “Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?”

Bisogna prendere atto di una cosa fondamentale della vita: effettuare scelte è un elemento cardine irrinunciabile e improcrastinabile. Se non lo facciamo, la vita lo farà per noi: e non è affatto detto che ciò che incontreremo sia quello che avremmo sperato. Anzi, quasi sicuramente verremo a contatto con una realtà che metterà a nudo la nostra carenza di coraggio e autodeterminazione. In questo mettere a nudo, la vita non fa sconti; alle volte lo fa anche attraverso la materializzazione di malattie. Chi non sceglie non vive bene. Protrarre per lunghi periodi, quasi come stile di vita la non scelta può determinare sofferenze estreme, logorii mentali, profonde insoddisfazioni e quindi anticamere di depressioni, di ossessioni, stati d’ansia, stress, frustrazione, nevrosi, disistima di sé, infelicità.

Questi stati d’essere sono spesso invalidanti.

I disturbi mentali tendono a portare lentamente verso uno stato di ansia (talvolta senza oggettiva percezione che stia davvero accadendo) e/o depressione del tono dell’umore da cui non è semplice liberarsi.

Esistono molti strumenti che possiamo usare per destrutturare una profonda incapacità di scegliere e reimpostarci su modalità diverse. Possiamo disimparare insicurezza, incertezza e indecisione e imparare centratura consapevolezza, saggezza e operatività. Molte tecniche e percorsi di crescita personali possono aiutare a comprendere la causa dell’indecisione e a individuare le strategie migliori per aumentare sicurezza, autostima e responsabilità decisionale, mettendosi in gioco e sviluppando il coraggio e la gioia di osare.

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