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Il cibo del futuro

Dr. Alberto Fiorito
Medico Chirurgo. Specialista in medicina subacquea e iperbarica. Esperto in medicine integrate.
L’eccessiva produzione di cibo ha conseguenze sulla salute del pianeta e su quella della sua popolazione. Come migliorare il cibo per il futuro?

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Secondo l’antropologo italiano Marino Niola,

il cibo è il vero carburante della storia

Intendeva dire che ciò che noi mangiamo, e il modo in cui lo mangiamo, contribuisce a delineare la nostra identità, personale e sociale.

Anche perché attraverso i piatti, o l’inserimento di nuove materie prime, si possono ricostruire l’evoluzione delle società, le trasformazioni geo-storiche dei territori, le economie delle nazioni.

L’analisi degli scenari globali del nostro tempo e la loro continua evoluzione mettono in evidenza un mondo segnato da insostenibili paradossi. Oggi nel pianeta per ogni persona malnutrita, ce ne sono due che sono obese o in sovrappeso. E muoiono ogni anno per denutrizione 36 milioni di persone, mentre per eccesso di cibo 29 milioni1.

Un terzo dell’intera produzione alimentare globale è destinato alla nutrizione del bestiame; al contrario, una quota crescente di terreni agricoli è destinata alla produzione di biocarburante: stiamo alimentando le nostre automobili invece che le nostre persone2.

Ogni anno sulla Terra sono sprecate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, ancora perfettamente commestibile, mentre 868 milioni di persone soffrono la fame.

Impatto della globalizzazione sulla produzione di cibo

IL CIBO DEL FUTURO IMPATTO DELLA GLOBALIZZAZIONE

Alla luce delle condizioni del contesto in cui viviamo, delle percezioni delle persone e dei loro comportamenti, l’impatto della globalizzazione sulla produzione di cibo mette a rischio la biodiversità.

I piccoli produttori perdono quote di mercato, che passano alle multinazionali del cibo. Queste compagnie, se da un lato abbassano il costo dei prodotti agricoli, dall’altro favoriscono la produzione di colture monotipo, più resistenti a climi rigidi o aridi e alle infestazioni, più facili da raccogliere e commercializzare, ma meno ricche di nutrienti.   

I 5 principali paradigmi che impattano oggi sull’intero contesto socioeconomico globale possono essere così riassunti: l’evoluzione demografica (invecchiamento della popolazione, nuclei monocomponenti), i nuovi equilibri geopolitici, connettività totale, focalizzazione sugli aspetti ambientali e tecnologie GRIN (Genetic, Robotic, Information and Nanoprocesses).

Dall’interazione tra i paradigmi globali e le forze di conservazione e cambiamento scaturisce una serie di tendenze contrapposte all’interno dello scenario alimentare da qui al 2030.

È importante sottolineare che i paradigmi e le forze di cambiamento, e/o di conservazione, non influenzano in modo diretto i comportamenti in ambito alimentare. Concorrono, però, a definire il contesto nel quale gli orientamenti alimentari possono svilupparsi.

Tale scenario è caratterizzato da tredici tendenze in divenire, in molti casi correlate tra loro, che sono:

  • attenzione alla salute, in termini di miglioramento del complessivo benessere delle persone;
  • gusto, inteso come piacere, volto al raggiungimento di un senso di appagamento e soddisfazione tramite l’esperienza culinaria;
  • orientamento al passato, che implica il ricordo e la conservazione delle tradizioni;
  • orientamento al futuro, che si traduce in enfasi e valorizzazione del progresso;
  • tecnologia, ovvero lo sforzo innovativo su sollecitazione di un consumatore sempre più critico ed esigente;
  • naturalità, ovvero semplicità, da intendersi come riduzione al minimo (non assoluta) di interventi e manipolazioni;
  • globalizzazione dei sapori, intesa come scambio tra culture alimentari;
  • cibo locale e regionale, che enfatizza il rapporto tra cibo e territorio;
  • cibo prodotto “di lusso”, in termini di maggiore qualità e di difficile reperibilità di determinati alimenti;
  • cibo prodotto “low cost”, o accessibilità nel senso di ampia disponibilità;
  • velocità, da ricondurre alla scarsità di tempo a disposizione per il consumo e la preparazione dei pasti;
  • individualizzazione, mangiare da soli può influire sulla quantità di cibo ingerito, spingerci a optare per pietanze molto grasse o molto caloriche o viceversa;
  • sostenibilità, che fa riferimento a un consumatore “consapevole” e coinvolto nella tutela dell’ambiente e della qualità dei prodotti.

Impatto sulla salute

Il cibo è anche piacere, ovviamente. La ricerca del piacere si manifesta con il raggiungimento di un senso di appagamento e soddisfazione tramite l’esperienza culinaria. La quale, tuttavia, si ricollega a una sorta di consapevolezza “indulgente”, che si traduce nel mangiare qualcosa che in realtà si dovrebbe evitare, spesso alla ricerca di una soddisfazione prettamente fisica.

In questi casi la parte emotiva prevale su quella razionale: si cerca di trarre soddisfazione dal consumo di alimenti molto gustosi, che conferiscono un piacere sensoriale immediato.

Un esempio di questa tendenza è il consumo abituale di junk food: pur essendo consapevoli dell’impatto negativo sulla salute, molte persone consumano abitualmente alimenti a basso valore nutrizionale, ipercalorici e a ricco contenuto di grassi e zuccheri.

Ne deriva che, con particolare riferimento a questa ricaduta non raccomandabile della soddisfazione e del gusto, la ricerca del piacere si contrappone all’attenzione alla salute e al benessere.

Essendo ormai ampiamente riconosciuto come sia possibile ridurre il rischio di malattie e conservare la salute adottando una dieta e uno stile di vita corretti, il concetto di alimentazione oggi non appare legato esclusivamente a quello di nutrimento, ma in modo più ampio al miglioramento del complessivo benessere delle persone4.

L’attenzione dei consumatori è, infatti, sempre più rivolta verso uno stile di vita sano, fatto di scelte alimentari salutari, le quali possono però assumere connotazioni contrapposte e provocare anche manifestazioni comportamentali a volte di natura estrema.

Da un lato, il benessere coincide con la ricerca di un beneficio, per la quale il cibo è un mezzo non solo per perseguire il piacere sensoriale ed emotivo, ma anche per preservare la salute fisica.

Dall’altro lato, l’attenzione alla salute, al mangiar sano, può diventare un’ossessione: si tratta di un tipo di paura del cibo legata non alla sua quantità – come avviene invece nel caso dell’anoressia e della bulimia – ma alla qualità del cibo stesso.

Drenare e disintossicare l’organismo

IL CIBO DEL FUTURO - DETOX

Modulando la quantità e la qualità della composizione alimentare, possiamo favorire i processi di drenaggio e di disintossicazione dell’organismo.

Qualunque organismo è continuamente attraversato da un’enorme quantità di tossine esogene (batteri, virus, tossine alimentari, fattori di inquinamento ambientale, cataboliti di farmaci di sintesi, stress emotivi, ecc.) ed endogene (prodotti intermedi dei diversi metabolismi, cataboliti finali, ecc.).

L’organismo, in condizioni fisiologiche, è in grado di attivare i suoi processi di disintossicazione e proteggere gli organi dagli effetti dannosi di queste tossine.
Responsabile di questo fondamentale ruolo di “pulizia” è la linfa, una sostanza prodotta dai capillari sanguigni e formata prevalentemente da acqua, sali minerali e proteine.

La linfa raccoglie liquidi e materiale di scarto dalla periferia per poi veicolarlo agli organi di depurazione (fegato, reni, polmoni, linfonodi). Quando il prezioso sistema di drenaggio linfatico va in tilt tende a rallentare, come conseguenza vi possono essere maggiori ristagni ed accumuli di liquidi negli spazi interstiziali, generando condizioni di gonfiore e anche di edema, favorendo l’insorgenza della tanto odiata cellulite.

Per migliorare le condizioni del nostro drenaggio linfatico, alla base dobbiamo variare la nostra alimentazione, preferendo ai cibi più ricchi di zuccheri semplici e grassi saturi, frutta e verdura, proteine più digeribili, e una buona assunzione di acqua. Inoltre ci possono venire in aiuto diverse tecniche come il massaggio, praticare una regolare attività fisica, un’alimentazione equilibrata e corretta, ma anche drenanti specifici del sistema linfatico. In questo caso è bene rivolgersi a un medico, che saprà individuare la strategia terapeutica più adeguata e personalizzata. Quali sono allora le soluzioni?

Ridurre gli sprechi alimentari

Il primo passo è ridurre gli sprechi alimentari, incoraggiando l’acquisto di alimenti sani.

Una possibilità è rappresentata dall’incentivazione della nascita dei cosiddetti orti urbani, che già da alcuni anni esistono in molti Paesi e che costituiscono delle iniziative che vanno nella giusta direzione per il recupero del senso di naturalità e di un maggiore senso di convivialità. In futuro si auspica, quindi, che anche le istituzioni si impegnino per una migliore gestione di questi luoghi, in cui è possibile riscoprire il valore della naturalità e della semplicità.

In particolare, le aziende del settore alimentare dovrebbero continuare a sviluppare sempre più nuove forme di convenience food caratterizzate da un elevato livello nutritivo e supportare le persone nell’ottica di ridurre al minimo gli sprechi, anche grazie all’impegno dell’intera filiera produttiva. L’idea che buttare via il cibo sia una cosa deprecabile è, prima di tutto, un problema culturale.

Educare all’ecologia della salute

Il secondo è di educare all’ecologia della salute. In che modo? Promuovendo interventi che favoriscano la scelta di alternative più sane, come usufruire il più possibile di cibi stagionali e del territorio, e la loro concreta accessibilità per il consumatore. Incoraggiare l’adozione di stili di vita e alimentari che privilegino il consumo di quegli alimenti che hanno un impatto minore sull’ecosistema del pianeta. L’idea dei cibi a km0 nasce proprio dalla considerazione dell’impatto ambientale che il ciclo di vita di un alimento ha da quando nasce a quando viene consumato sulle nostre tavole.

Favorire la diffusione di una corretta informazione ed educazione alimentare, al fine di sostenere l’adozione di abitudini alimentari e di vita sostenibili, affinché gli individui possano acquisire una maggiore consapevolezza dell’importanza degli stili alimentari e una conoscenza più completa del tema. È necessario, infatti, aiutare le persone a scegliere e attuare uno stile alimentare corretto. Con il fine ultimo di offrire oggi utili spunti di riflessione agli attori del mondo dell’alimentazione, tenendo sempre a mente che siamo tutti coinvolti nell’immaginare e dar vita al cibo del futuro.5

 

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