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Burnout, la sindrome dello stress da lavoro

Dr.-Alberto-Trippetti
Dr. Alberto Trippetti
Medico Chirurgo. Specialista in Endocrinologia.
Il burnout è riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una sindrome diagnosticabile che va separata dall’ansia e dalla depressione.

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Ciascuno essere umano tende alla ricerca della sicurezza psico-fisica in ogni ambito: sentimentale, familiare, sociale, professionale.

Lavorare in un ambiente sano e gratificante incide considerevolmente sull’equilibrio e sul benessere generale della persona.

Viceversa, se l’ambiente professionale non è confortevole e talvolta anche il lavoro non stimolante, ma soprattutto frustante, può subentrare uno stato di malessere che, nel quotidiano, diverrà sempre più progressivamente ingestibile: dal lieve malcontento momentaneo ad un profondo stato di inadeguatezza e stanchezza, conosciuto come Sindrome del Burnout.

Cosa significa Burnout

Il “burnout”, dall’inglese “bruciarsi” – “esaurirsi”, è una condizione psicologica che emerge come risposta prolungata a fattori di stress cronici nell’ambiente di lavoro. Essa può comportare un senso di riduzione e/o perdita dell’identità personale.

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Storicamente, il primo a descrivere questa condizione è stato lo psicologo Herbert Freudenberger, che ha usato il termine “staff burnout” per far riferimento ad uno stato di esaurimento fisico ed emotivo che può sviluppare una persona nell’ambito lavorativo.

Attraverso un ampio studio condotto in materia, lo psicologo Freudenberger è diventato un importante punto di riferimento per tutti coloro che soffrono di questo disagio.

Il burnout è una sindrome, non una malattia, perché quest’ultima solitamente ha una causa ben riconoscibile, spesso acclarata e condivisa.

La sindrome, invece, presenta un complesso di segni e sintomi, che si verificano insieme, ma che non è possibile ricondurre in maniera diretta e lineare a una causa isolabile e univoca.

La Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD, dall’inglese “International Classification of Diseases”), utile per inquadrare sindromi, patologie e traumatismi, viene spesso aggiornata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per introdurre disturbi che prima non erano molto chiari e che, nel corso del tempo, hanno acquisito una loro specifica identità.

Il burnout è incluso nell’undicesima revisione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11), come fenomeno occupazionale, ovvero come disturbo legato alla sfera lavorativa.[1]

Quali sono i primi segni e le cause della sindrome del burnout 

I primi segni della sindrome del burnout possono essere diversi; vediamo quali sono i principali.

  • Alienazione dalle attività lavorative: gli individui che soffrono di burnout vivono il proprio lavoro in maniera stressante e frustrante. Possono diventare cinici e facilmente irritabili nel contesto professionale verso le persone con cui collaborano. Possono anche allontanarsi emotivamente, essere sempre meno coinvolti e addirittura insensibili.
  • Sintomi fisici: lo stress cronico può portare a sintomi fisici, come mal di testa, insonnia, mal di stomaco e dolorabilità intestinale.
  • Esaurimento emotivo: il burnout fa sentire le persone asteniche, anergiche, stanche e demotivate, incapaci di reagire, senza interessi. Spesso non hanno capacità di portare a termine quanto necessario e per questo si sentono perennemente a disagio.
  • Prestazioni ridotte: il burnout colpisce principalmente le attività quotidiane al lavoro o a casa, quando l’occupazione principale riguarda la cura dei propri familiari e dell’ambiente domestico. Le persone in burnout si sentono incapaci e inconcludenti circa i compiti affidati, hanno difficoltà a concentrarsi e mancano di creatività.

Nonostante le cause che conducono un soggetto al burnout possano essere diverse da persona a persona, è possibile identificare alcuni fattori comuni.

  • Sensazione di scarso controllo: vale a dire che il soggetto non riesce a prendere decisioni anche banali mentre lavora.
  • Insicurezza nelle aspettative: il soggetto non sa cosa si aspetta il suo capo da lei/lui e ciò la/lo destabilizza ancor di più.
  • Mancanza di equilibrio tra lavoro e vita privata: dedicare troppo tempo al lavoro può ridurre la capacità di gestione della sfera privata.
  • Ambiente poco stimolante: la soddisfazione personale di un soggetto può essere influenzata dall’atteggiamento dei colleghi e dei superiori sul luogo di lavoro. Il morale va giù se i colleghi hanno spesso idee divergenti, se c’è una competizione insana, se col capo non si riesce a dialogare, ecc.
  • Carico di lavoro ingestibile: quando il carico di lavoro appare ingestibile, anche il dipendente più ottimista può sentirsi spaesato e senza speranza. La sensazione di sopraffazione può portare rapidamente al burnout.
  • Trattamento ingiusto: i dipendenti che si sentono trattati ingiustamente sul lavoro hanno almeno il 30% di probabilità in più rispetto agli altri di arrivare al burnout. Il trattamento ingiusto può includere elementi come favoritismi, compensi iniqui e maltrattamenti da parte di un collega.

Categorie di lavoratori più colpiti

Chiunque può soffrire della sindrome del burnout: personaggi famosi, casalinghe, professionisti in carriera, impiegati sovraccaricati di lavoro e così via.

Le categorie di lavoratori più colpite sono: gli operatori socio-sanitari e socio-assistenziali, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e le casalinghe.

Operatori socio-sanitari e socio-assistenziali

Le professioni socio-assistenziali e socio-sanitarie implicano un intenso coinvolgimento emotivo da parte degli operatori, i quali si trovano spesso a dover gestire situazioni estreme, in cui i pazienti sono in condizioni gravi e spesso con aspettative di vita limitate.

In effetti, numerosi fattori incidono sulla probabilità di sviluppare malessere: un grande impegno emotivo legato al contatto con pazienti malati e alle loro famiglie o con pazienti con comportamenti difficili, la mancanza di supporto da parte dei colleghi o la presenza di eventuali conflitti con essi, con i superiori o con i medici, nonché le preoccupazioni relative alle proprie conoscenze e competenze tecniche.

Forze dell’ordine e vigili del fuoco

Gli operatori delle forze dell’ordine e i vigili del fuoco rientrano tra le categorie professionali con maggior rischio di incorrere all’esposizione di eventi stressanti.

Infatti, la sofferenza delle persone, le situazioni problematiche, gli episodi di violenza, il rischio di incolumità propria o dei colleghi possono causare forti disagi psico-fisici, inducendo talvolta il soggetto al burnout.

Casalinghe

Anche la casalinga o la mamma possono sviluppare un disagio emotivo, a causa del senso di solitudine vissuto nella gestione dell’eccessivo carico quotidiano di incombenze.

Sebbene la donna riesca ad essere facilmente multitasking (generando invidia anche all’uomo più importante del mondo), spesso il sovraccarico di operatività e di responsabilità cui è esposta può sviluppare nel suo intimo un forte esaurimento psichico.

Come diagnosticare un burnout

A meno che non si decida di sottoporsi a un eventuale “test fai da te” (molto spesso sconsigliato, poiché necessariamente non obiettivo e quindi fuorviante), la diagnosi di burnout è sempre stabilita da un professionista competente (medico del lavoro, psicologo, psichiatra, ecc.), quando il soggetto manifesta i sintomi fisici, psicologici e comportamentali tipici della sindrome.

Per comprendere se effettivamente sussiste e stabilire un adeguato piano di intervento, vengono fatti colloqui per raccogliere informazioni relative al livello di compromissione delle funzioni generali e di altre caratteristiche importanti, come ad esempio la durata e l’intensità dei sintomi.

Questa valutazione ha, inoltre, l’obiettivo di trovare i collegamenti tra il disagio sperimentato dal paziente e i fattori che scatenano o contribuiscono a dare persistenza alla sindrome del burnout.

Parallelamente al colloquio il medico può sottoporre il paziente ad alcuni test psicologici supportati da questionari: quello più comune è il “Maslach Burnout Inventory” (MBI), disponibile per diverse categorie professionali.

I test hanno lo scopo di aiutare a confermare l’impressione acquisita nella conversazione o confutare un sospetto iniziale.

I sintomi attribuiti al burnout possono infatti essere attribuiti anche ad altre cause, comprese malattie fisiche, mentali o psicosomatiche come depressione, disturbi d’ansia o sindrome da stanchezza cronica.

Proprio per questo è importante affidarsi al medico, che è in grado di stabilire il percorso migliore per sviluppare una diagnosi e un piano d’intervento.

Burnout e depressione: sono la stessa cosa?

Nonostante la depressione e il burnout presentino similitudini emozionali e analogie sintomatiche non possono essere trattate allo stesso modo. Per le persone depresse può essere necessario un trattamento psicologico e/o il ricorso ai farmaci, mentre per chi soffre di burnout è più efficace, almeno nella fase iniziale, la correzione di alcune abitudini sbagliate.

Nel burnout quasi sempre ci si trova a fare i conti con problemi ripetitivi, ricorrenti, ma strettamente limitati al lavoro routinario.

Nella depressione, invece, i pensieri e i sentimenti negativi non riguardano solo il lavoro, ma coinvolgono ogni ambito della vita della persona.

Altri sintomi tipici della depressione sfociano poi, aggravando il quadro, in disperazione e tendenze suicide.

Quindi le persone con burnout non sono depresse, ma questa sindrome può innescare o aumentare il rischio di depressione, essendone fattore facilitante.[2]

Come curarlo

Una volta accertata la sindrome, non esiste un vero e proprio trattamento prestabilito.

Questo perché la sindrome varia da persona a persona e, in secondo luogo, perché a volte dura solo per un breve periodo.

In base all’intensità il problema viene trattato in maniera differente: alcuni medici consigliano dei veri e propri percorsi psicologici, altri semplicemente di rivedere le proprie scelte lavorative, “disintossicandosi” da quel lavoro che risulta deteriorante la salute.

Spesso viene combinato un processo decisionale proattivo con un supporto terapeutico, per consentire al soggetto di trovare il coraggio di modificare la situazione di forte stress e disagio lavorativo in cui si trova riducendo al minimo tutti i fattori responsabili del burnout.

Può essere utile sviluppare semplici strategie che aiutino a gestire lo stress, come, ad esempio, prendersi più cura di sé, attuare una dieta salutare, fare esercizio fisico e adottare abitudini sane inerenti all’igiene del sonno, farsi coccolare da un massaggio, prenotare un fine settimana in un centro benessere o termale.

Anche l’utilizzo di alcuni rimedi naturali può essere un ottimo metodo per alleggerire l’ansia della vita quotidiana, che necessariamente coinvolge anche il lavoro e influisce negativamente sulla produttività.

Fiori di Bach per il burnout

Burnout, la sindrome dello stress da lavoro - Fiori di Bach

I fiori di Bach sono archetipi a cui ispirarsi, che evocano nelle persone la consapevolezza dei propri talenti naturali; vengono  preferiti per la dolcezza della loro azione, quasi inavvertita, ancorché sottile e profonda, priva di effetti indesiderati e che non crea assuefazione.

Per ogni stato d’animo e temperamento c’è un fiore di Bach singolo o un composto pronto (miscela di più fiori destinati a comuni e diffusi malesseri) che può diventare un valido alleato per richiamare le proprie risorse interiori e le proprie innate capacità di adattamento.

Vediamone alcuni:

  • Elm: è il fiore di Bach corrispondente a coloro che, pur essendo capaci e all’altezza, sono soggetti ad una temporanea depressione o si sentono sopraffatti dall’onere del proprio compito.
  • Gentian: è il fiore di Bach corrispondente a coloro che si scoraggiano facilmente di fronte al minimo impedimento o ritardo rispetto alle proprie aspettative.
  • Larch: è il fiore di Bach corrispondente a coloro che, sentendosi inferiori e meno capaci degli altri, rinunciano a qualsiasi iniziativa per paura di fallire.
  • Oak: è il fiore di Bach corrispondente a coloro che non si arrendono mai, continuano a lottare, tentando il tutto per tutto anche nelle situazioni più disperate, arrivando ad essere insoddisfatti di se stessi se un intoppo ostacola l’adempimento dei propri doveri o il sostegno del prossimo.
  • Rock Rose: è il fiore di Bach corrispondente a coloro che, a fronte di un’emergenza, sono paralizzati dalla paura.

Integratori alimentari per il benessere psicofisico

Anche l’assunzione di integratori alimentari per supportare il benessere psicofisico può rivelarsi una scelta vincente. È risaputo infatti che le vitamine supportano la salute mentale e stimolano l’umore. [3]

Alcuni integratori alimentari possono essere un valido sostegno in caso di stati di tensione, agitazione ed instabilità emotiva.

Possono avere un effetto calmante e rilassante per il sistema nervoso, aiutando a regolare il sonno e l’umore.

Naturalmente, sia gli integratori alimentari che altri rimedi naturali non possono da soli risolvere il burnout ma, combinati con altri trattamenti suggeriti dal medico, possono essere un valido alleato per mantenere il fisiologico benessere psicofisico della persona.

Medicina dei bassi dosaggi

Altrettanto vale per la Medicina dei bassi dosaggi: rivolgendosi ad un medico esperto, si potranno gestire alcuni disturbi fastidiosi, come lo stress eccessivo, le rigidità muscolari, il mal di testa, l’insonnia, l’ansia, l’abbassamento del tono dell’umore, la scarsa lucidità, la stanchezza, i dolori somatizzati a livello gastrointestinale.

 

 

[1] https://www.who.int/news/item/28-05-2019-burn-out-an-occupational-phenomenon-international-classification-of-diseases

[2] Schonfeld IS, Bianchi R, Palazzi S. What is the difference between depression and burnout? An ongoing debate. Riv Psichiatr. 2018 Jul-Aug;53(4):218-219. doi: 10.1708/2954.29699. PMID: 30087493. doi: 10.1708/2954.29699

[3] Lakhan SE, Vieira KF. Terapie nutrizionali per i disturbi mentali. Nutr J . 2008;7:2. Pubblicato il 21 gennaio 2008. doi:10.1186/1475-2891-7-2

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