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Ansia: cause, sintomi e rimedi naturali

Dr. Maurizio Lupardini
Medico Chirurgo, Specialista in psichiatria – psicoterapia
L’ansia può avere forti ripercussioni sul benessere psico-fisico dell’individuo. Scopri i rimedi naturali che ti aiutano a tenerla sotto controllo.

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Cause dell’ansia 

In Italia 8 milioni di persone soffrono di stati d’ansia, mentre 4 lottano contro la depressione, altri 4 devono affrontare problemi legati all’insonnia e oltre un milione sono colpiti da affezioni post-traumatiche da stress. 

L’ansia è un disturbo psicologico che induce a turbe, timori e preoccupazioni senza che vi siano cause giustificate. 

Alle radici di questo stato d’animo possono esserci una causa organica, un malfunzionamento dei neurotrasmettitori, che provoca una risposta inadeguata ai potenziali pericoli, oppure una causa psicologica, legata a traumi o stress, come ad esempio lutti, separazioni o situazioni di pericolo di vita. 

Un gruppo di ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory ha stabilito che fobie e paure sono attivate da una specifica molecola, capace di “accendere” o “spegnere” queste emozioni. 

Secondo questo studio pubblicato su “Nature Neuroscience”1 la paura è “codificata” all’interno dei circuiti neuronali poiché viene memorizzata in una specifica regione del cervello, l’amigdala, ed è attivata da una molecola già conosciuta, il Bdnf (Brain-derived neurotrophic factor)”.  

Ad indagare per prima su questi fattori neurotrofici fu proprio la scienziata italiana Premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini. 

Ansia generalizzata: sintomi 

 

ansia web

Da alcuni dati della letteratura scientifica, 265 milioni di persone nel mondo soffrono di Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD). Tali numeri variano soprattutto in dipendenza del livello socioeconomico: l’ansia è più frequente nei Paesi ad alto reddito rispetto a quelli in via di sviluppo e il rischio di manifestare un disturbo ansioso è minore nei Paesi orientali e maggiore nei Paesi in guerra. In genere, i disturbi ansiosi colpiscono prevalentemente le donne e i giovani2. 

Ma quali sono i sintomi da GAD? 

I medici utilizzano una serie di linee guida su cui si basano per poter effettuare la propria diagnosi. Queste devono esprimere tutte o quasi i seguenti criteri: 

  • apprensione: un eccessivo senso generale di preoccupazione e ansia in un periodo minimo di sei mesi con correlati almeno tre di questi sintomi: irrequietezza e/o nervosismo, stanchezza, problemi di concentrazione, distrazione, irritabilità, crampi e/o tensione muscolare 
  • incapacità di rilassarsi: i pazienti affetti dal GAD combattono una lotta interiore per controllare la loro preoccupazione, ma spesso questa diventa sempre più intensa e travolgente nel tempo 
  • mancanza di focalizzazione: la persona affetta dalla malattia non sembra riuscire ad avere una solida capacità di messa a fuoco e non ha oggettivamente un fondato motivo per rimanere in uno stato di costante preoccupazione  
  • difficoltà nel vivere il quotidiano: lo stress e l’ansia provoca nel paziente un forte ostacolo nelle relazioni personali, nel lavoro e in tutto ciò che concerne la vita sociale. 

Attacchi di panico 

Oltre all’ansia, anche l’attacco di panico è un disagio psicofisico che colpisce più le donne rispetto agli uomini. Esso può essere considerato l’estremizzazione dell’ansia, costituendone la massima espressione. L’ansia diventa così paralizzante da impedire a chi la vive qualsiasi capacità di reazione. Ne consegue l’ovvio e progressivo auto-isolamento sociale, poiché si rinuncia a vivere qualsiasi rapporto per la paura di non riuscire a gestirlo e anche per la vergogna di essere giudicati. Anche in questo caso, il problema è piuttosto comune: il fenomeno secondo le ultime statistiche è coinvolge il 3,5% della popolazione mondiale3. In Italia, sono circa 10 milioni le persone che hanno vissuto almeno una volta l’esperienza di un attacco di panico4 

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel 2000, ha definito il disturbo da panico come la più importante patologia esistente che colpisce il 20% della popolazione5. 

Dal punto di vista dello studio descrittivo delle malattie psichiche, nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali6) gli attacchi di panico sono stati inclusi all’interno della categoria dei disturbi d’ansia. Ma da un punto di vista pratico, non è l’ansia a scatenare la paura, viceversa è la paura a dare vita all’ansia, che diventa sempre più dominante con l’aumentare della sensazione di pericolo, causando così la perdita di controllo nella persona che la vive 

Più fragili sono le donne che hanno il doppio di possibilità di star male rispetto ai uomini. 

I sintomi sono principalmente fisici con preminenza di batticuore, sensazione di soffocamento e di costrizione alla gola con difficoltà a deglutire, instabilità, capogiri e vertigine. Si possono manifestare anche tremori, sudorazione, vampate di caldo e formicolii, che si accompagnano a una forte sensazione di ansia, angoscia e paura. La comparsa dei sintomi è improvvisa, inattesa e talvolta esplosiva, ma la fase acuta dura pochi minuti. 

La percentuale di pazienti nei quali il disturbo tende a scomparire spontaneamente varia tra il 12% e il 38%7 

Le cure che hanno chiare dimostrazioni di efficacia sono la terapia farmacologica, basata su farmaci che agiscono sulla serotonina o su sedativi e la psicoterapia cognitivo comportamentale. La combinazione delle due sembra essere la soluzione migliore e può riportare la persona alla normalità in un periodo di tempo relativamente breve.  

È molto utile integrare a questa terapia l’esercizio fisico aerobico come, ad esempio, corsa, cyclette, danza, ecc. (almeno tre volte alla settimana per 30 minuti) e si consiglia di non fumare. È stato ampiamente dimostrato che il fumo di sigaretta può peggiorare l’ansia e addirittura contribuire a scatenare il panico. 

Fobia sociale 

La fobia sociale (o ansia sociale) è un disturbo psicologico caratterizzato dalla paura di essere giudicati negativamente in situazioni sociali o durante lo svolgimento di un’attività. Nell’ansia socialeil soggetto teme che le proprie prestazioni e comportamenti lo possano esporre a valutazioni negative da parte degli altri. E la paura di essere giudicati negativamente può essere, a volte, così forte da essere accompagnata da evidenti sintomi di fobia. 

Anche in questo caso, il problema è piuttosto comune (il fenomeno è diffuso fra il 3% e il 5% della popolazione generale) e, anche in questo caso, colpisce in particolare le donne. 

Le situazioni più temute da chi soffre di fobia sociale sono feste, cene, frequentazioni di locali, acquisti nei negozi, riunioni di lavoro, svolgimento di attività quotidiane in presenza di altre persone (es. conversare, mangiare, bere, scrivere, guidare, utilizzare il telefono o il computer). 

Chi soffre di ansia sociale può vergognarsi, addirittura, della propria vergogna (metavergogna). Ad esempio, se percepisce di essere diventato rosso in viso, si può vergognare del proprio rossore. 

Questo malanno può essere confuso anche con il disturbo d’ansia generalizzato. Le due affezioni, infatti, hanno in comune la paura di sentirsi imbarazzati o umiliati, ma nel disturbo d’ansia generalizzato tale timore non rappresenta la preoccupazione principale dell’individuo, come invece accade nella fobia sociale. 

Non esiste una causa unica della fobia sociale: alla base del disturbo vi sarebbero un insieme di fattori, che possono essere di tipo genetico, psicologico ed ambientale. 

Gli studi clinici di settore offrono alcune soluzioni8: le terapie che risultano più efficaci sono la terapia comportamentale, il social skill trainings e la terapia cognitivo-comportamentale. 

Il social skill trainings (o training per le abilità sociali) è un trattamento di gruppo. In un ambiente “protetto”, il paziente può riuscire a modificare la rappresentazione di sé sperimentando rapporti sociali con gli altri membri del gruppo e utilizzando i feed-back sul proprio comportamento. 

Disturbo ossessivo compulsivo 

Tutti sanno che Nikola Tesla è stato uno dei più grandi inventori del XX secolo. Ma forse non tutti sanno che la mente di questo famoso scienziato era anche popolata da numerose ossessioni, alle quali, poi, facevano seguito comportamenti di natura compulsiva. 

Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi, immagini ricorrenti e/o persistenti che insorgono improvvisamente nella mente del soggetto (temere di danneggiare qualcuno, o contaminarsi, porsi degli interrogativi, scene mentali). 

Le compulsioni rappresentano invece atti mentali (es.: contare, pregare, ripetere parole o frasi, etc.) o comportamentali (es. controllare, pulire, ordinare, etc.) ripetitivi, finalizzati e intenzionali. 

Da ciò si evince che il “disturbo ossessivo compulsivo” (DOC) è caratterizzato sia dalla ricorrenza di pensieri rimuginativi e ossessivi, sia dalla necessità di mettere in atto comportamenti per “sedare” l’ansia che tali pensieri scatenano nel soggetto. 

Il DOC ha un’insorgenza precoce. Nel 60-70% dei casi si manifesta prima dei 25 anni, nel 15% compare in una età inferiore ai 10 anni e nel rimanente 15% dopo i 35 anni (Rasmussen & Tsuang, 1984, 1986; Thyer, 1985). 

Ma è possibile individuare nel cervello i desideri compulsivi e intervenire per prevenire l’atto? È quanto promette un nuovo studio, pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences9, guidato dal neurochirurgo Casey Halpern, della Stanford University. 

La ricerca ha scoperto che i desideri compulsivi lasciano una “firma” in un’area del cervello e che una stimolazione elettrica è in grado di bloccarne l’attuazione. Questa intuizione avrebbe potuto aprire la strada a interventi su chi abusa di sostanze o ha comportamenti ossessivo-compulsivi, ma la tecnica usata dai ricercatori non è applicabile su esseri umani per gli ovvi risvolti etici e quindi si rendono necessari studi ulteriori per trovare una soluzione più consona. 

Quali terapie si possono adottare? 

Il disturbo ossessivo compulsivo risulta resistente ai trattamenti di prima scelta nel 40-60% dei casi10. Questo problema in psichiatria ha stimolato la ricerca di nuovi approcci terapeutici, portando all’introduzione delle tecniche di neuromodulazione (“Le tecniche di neuromodulazione nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo”, Cognitivismo clinico, 2015/12,1, 33-45).  

La combinazione di neuromodulazione e terapia cognitivo-comportamentale, con esposizione e prevenzione della risposta, ha consentito di ottenere risultati terapeutici sorprendenti anche in quelle condizioni cliniche altamente refrattarie, che non rispondevano a nessuno dei trattamenti ufficialmente indicati (Ibidem). 

Rimedi naturali contro l’ansia 

Intanto, va premesso che la migliore cura, anche se naturale, è quella prescritta da un medico esperto in medicine integrate e deve essere personalizzata.  

Detto questo, in natura esistono molte piante che vengono utilizzate per combattere l’ansia. Valeriana, melissa, passiflora, escolzia e avena hanno un’azione rilassante e sedativa. 

Per alleviare gli stati ansiosi vanno bene anche tiglio e biancospino, sia sotto forma di tisane sia di gemmoterapici, come pure è ottimo il miele a base di questi fiori, per dolcificare tisane antistress. In caso di ansia, inoltre, possiamo utilizzare l’aromaterapia con olii essenziali specifici. 

Perfino il cioccolato allontanerebbe lo stress, l’ansia e sembrerebbe una fonte certa di buonumore! Secondo una pubblicazione apparsa sulJournal of Proteome Research,11 40 grammi di cioccolato fondente al giorno aiutano ridurre il livello di stress per chi soffre di ipertensione. 

Numerosi nuovi studi12 confermano, infine, proprio le doti benefiche del cacao sulla psiche. Il cioccolato, infatti, contiene numerose sostanze capaci di agire sul buonumore, come ad esempio l’anandamide, che stimola le percezioni sensoriali e l‘euforia, la teobromina, sostanza stimolante simile alla caffeina e la feniletilammina, molto simile alle endorfine, modulanti condizioni di serenità emotiva. 

Combattere l’ansia con i Fiori di Bach 

I Fiori di Bach (Edward Bach fu un noto batteriologo, medico e patologo inglese) si fondano su un principio fondamentale: la cura della malattia si manifesta attraverso il riequilibrio degli stati emotivi alterati. 

La loro azione, infatti, tende ad amplificare le potenzialità innate della persona piuttosto che rivolgersi alle sole manifestazioni sintomatiche del suo problema. Il disturbo psichico ha senz’altro cause organiche che possono essere farmacologicamente corrette, ma senza un intervento combinato anche sugli aspetti “spirituali” che lo connotano la terapia risulterà monca ed esso potrà facilmente ripresentarsi. Il rimedio floreale ha questo scopo, agire in profondità sul nostro stato d’animo, facendoci prendere la giusta consapevolezza delle nostre innate capacità di espressione e riportando armonia ed equilibrio nei nostri comportamenti sociali. 

Lo psicoterapeuta sarà così facilitato nel compito di guidare il soggetto alla piena realizzazione delle sue innate capacità potenziali.  

Ma per trovare il fiore di Bach adeguato, bisogna comprendere le dinamiche di un soggetto e, in questo preciso caso, di una personalità ansiosa.  

Secondo un nuovo studio apparso sulla rivista “Current Biology,13 le persone ansiose percepiscono il mondo in maniera diversa. Tutto si riduce alla plasticità del cervello, alla sua abilità di cambiare e riorganizzarsi formando nuove connessioni. Questi cambiamenti cerebrali intrinsechi determinano il modo in cui un soggetto risponde agli stimoli. I ricercatori del Weizmann Institute of Science, che hanno condotto lo studio in Israele, hanno scoperto che le persone con ansia diagnosticata sono meno capaci di distinguere gli stimoli neutri o “sicuri” da quelli potenzialmente pericolosi. Ciò implica che il loro cervello non è in grado di distinguere nuove situazioni estranee da quelle familiari e non minacciose, dando origine allo stato ansioso. 

La sindrome caratteristica di un soggetto ansioso è complessa. Tra i segnali principali compaiono risata isterica, tic nervosi, tachicardia, depressione attiva, disturbi maniaco-depressivi. 

Sono i sintomi tipici dei soggetti che possono ispirarsi ad Agrimony (l’agrimonia è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Rosaceae) per esprimere al meglio le loro innate risorse e ritrovare equilibrio emotivo e armonia. 

Agrimony è soprannominato anche “l’ansiolitico di Bach”14 perché è legato allo stato d’animo di ansia e tormento nascosti dietro una maschera di allegria. La sua affermazione positiva è: “Mi apro con fiducia agli altri ed esprimo armonia tra le mie luci e le mie ombre”. 

Edward Bach, a proposito dei suoi Fiori, scriveva:  

… hanno, grazie alla loro forza delle loro vibrazioni, la capacità di aumentare le nostre e di aprire i canali di comunicazione col nostro Io Spirituale; di inondare la nostra spiritualità con le virtù di cui abbiamo bisogno e di purificare con ciò le carenze caratteriali che sono all’origine della nostra sofferenza. … Per questo tramite esse ci danno pace e ci liberano dalle sofferenze. …”. 

 

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