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Acidità di stomaco, come farla passare

Dr. Antonio Gorini
Medico Chirurgo, Specialista in Nefrologia – Medicina Interna
Da cosa è causata l’acidità di stomaco. Quali sono le patologie che producono questo sintomo e cosa mangiare per ridurla.

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Da una lieve sensazione fino ad avvertire sintomi ben più complessi e invalidanti, l’acidità di stomaco interessa persone di tutte le età e di entrambi i sessi.

Si può trattare sia di un episodio occasionale che di un disagio prolungato, a seconda di quale sia l’origine del problema. Definita in termini medici “pirosi”, l’acidità gastrica è molto spesso una conseguenza della cattiva digestione e di abitudini alimentari sbagliate, ma le cause sono da attribuirsi a diversi fattori.

Sintomi

Altri sintomi e sensazioni legate all’acidità di stomaco sono:

  • bruciore di stomaco,
  • reflusso acido,
  • nausea,
  • diarrea o stipsi,
  • gastrite acuta o cronica (rispettivamente: infiammazione momentanea o prolungata della mucosa gastrica),
  • alitosi,
  • dolore al petto,
  • gonfiore addominale,
  • eruttazione frequente, talvolta accompagnata da rigurgito (con acido che sale fino alla bocca),
  • mal di gola,
  • tosse secca,
  • corrosione dello smalto dentale,
  • aumento della salivazione,
  • disfagia (difficoltà nel deglutire).

Acidi gastrici

Durante la digestione gastrica, ovvero quella che avviene all’interno dello stomaco e che è legata soprattutto alla digestione delle proteine, i succhi gastrici svolgono un ruolo molto importante.

Essi, infatti, grazie alla loro composizione e alla loro normale acidità, oltre ad uccidere i batteri che vengono introdotti con il cibo, partecipano all’attivazione di un importante enzima digestivo: la pepsina. La parete dello stomaco è protetta dall’azione corrosiva dell’acido gastrico grazie alla presenza di uno strato di muco omogeneo.

Quando viene a mancare la protezione da parte del muco in alcuni punti, l’acido cloridrico (il componente principale degli acidi gastrici) attacca la mucosa, provocando infiammazione (gastrite) e generando bruciore. Questo è il meccanismo che genera il cosiddetto bruciore di stomaco.

Bruciore di stomaco: cause e rimedi naturali

Cause dell’acidità di stomaco

Sono numerosi i fattori, fisici e psichici, che causano tale disturbo; vediamo con attenzione quali:

  • Le abitudini alimentari scorrette sono le prime cause di acidità gastrica.

Cosa mangiamo quotidianamente? In che quantità? In che modo cuciniamo i nostri cibi? Quali sono i momenti dedicati ai pasti?

Consumare grandi quantità di cibo in un unico pasto, cucinare in maniera molto elaborata, preferire dolci e grassi ad alimenti magri e salutari, mangiare anche di sera tardi coricandosi subito dopo, sono tutte abitudini che vanno ad influire negativamente sulla digestione e sulla funzionalità dello stomaco.
Talvolta, se il disturbo è momentaneo, esso potrebbe dipendere da un’indigestione causata da un pasto abbondante, oppure troppo piccante, o cucinato con ingredienti di dubbia qualità o non freschi o, peggio, potrebbero essere alimenti nei confronti dei quali si ha un’allergia o un’intolleranza.

  • Il fumo e l’abuso di alcool alterano il pH dei succhi gastrici e irritano la mucosa dell’esofago; la nicotina rallenta, inoltre, la digestione e altera la funzione dello sfintere gastroesofageo il quale si chiude per evitare che i succhi gastrici risalgano nell’esofago.

Ciò si traduce in forti bruciori, reflusso gastro-esofageo, crampi allo stomaco, difficoltà di digestione.

  • Situazioni di ansia e stress si riversano inevitabilmente sul corpo. Alcune persone riversano sullo stomaco il loro stato ansioso, accusando fastidi tra cui il reflusso e l’acidità gastrica.
  • Alcuni farmaci irritano le mucose gastriche; se usati di rado possono generare episodi infiammatori passeggeri, in caso contrario, se assunti per un lungo periodo, provocano gastriti e reflusso che permangono per un periodo più lungo. Tra i farmaci maggiormente responsabili di gastrite ricordiamo i Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS) ed il cortisone (steroideo).
  • Il reflusso gastroesofageo è una delle cause più comuni della pirosi gastrica, ma può essere al contempo anche un sintomo ad essa correlato. Esso si verifica quando l’acido dallo stomaco risale nell’esofago.
  • Alla pirosi gastrica e ad altri sintomi fastidiosi è associata anche l’infezione da Helicobacter Pylori. Si tratta di un batterio che aggredisce i tessuti dello stomaco, nel quale trova il suo habitat naturale. Se non curato bene e in tempo, esso può provocare gastrite e ulcera.
  • L’ulcera gastrica, originata da un processo infiammatorio, che genera la comparsa di piccole piaghe (ulcere), si manifesta soprattutto con dolore e acidità di stomaco.
  • L’ernia iatale, ovvero la risalita di una parte dello stomaco nel torace attraverso il passaggio esofageo/diaframmatico, è una patologia associata ai disturbi gastrici come bruciore, reflusso, ulcere. L’ernia iatale si palesa con eruttazione acida, pirosi gastrica e disturbi digestivi.

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Enzimi digestivi

Gli enzimi digestivi sono sostanze secrete dal nostro apparato digestivo, che scompongono i cibi che ingeriamo in composti più semplici come amminoacidi, zuccheri, ecc., per far sì che essi siano successivamente assorbiti dal flusso sanguigno e messi a disposizione delle varie funzioni dell’organismo. A seconda del tipo di alimenti che ingeriamo, vengono prodotti determinati enzimi, che assolvono al meglio la loro funzione digestiva.

I tre principali enzimi digestivi sono:

  • L’Amilasi, indispensabile per la digestione dei carboidrati, poiché in grado di scomporre gli amidi in zuccheri. La misurazione dei suoi livelli nel sangue viene spesso richiesta per completare la diagnosi di specifiche patologie che interessano il pancreas e il tratto digestivo.
  • La Proteasi, che consente di scomporre le proteine in amminoacidi.
  • La Lipasi, che scompone i lipidi in acidi grassi e glicerolo, i quali si trasformano in energia a lungo rilascio e in supporto per la salute cellulare.

In presenza di carente o insufficiente secrezione di alcuni enzimi digestivi è possibile ricorrere a supplementi specifici. Gli integratori di enzimi digestivi sono consigliati principalmente a coloro che soffrono di pancreatite, fibrosi cistica e cancro al pancreas.

Oltre a stimolare la digestione, tali integratori sono in grado di alleviare i fastidi associati alla malattia. Anche in assenza di malattia, ma in presenza di disturbi funzionali della digestione (gonfiore addominale, sonnolenza dopo mangiato, lenta digestione, ecc.) l’utilizzo di integratori di enzimi digestivi ha un ruolo molto importante.

Il fatto che dopo i 40 anni normalmente si riduca la produzione degli enzimi digestivi spiega le modifiche “digestive”, che si osservano invecchiando e che potrebbero trovare una semplice ed efficace soluzione nell’uso di integratori.

Cosa mangiare per far passare l’acidità allo stomaco

acidita

In caso di acidità di stomaco prolungata, occorre chiedere consiglio al proprio medico, per capire se e in che modalità bisogna mettere in atto una cura farmacologica. Solitamente il medico prescrive farmaci antiacidi e inibitori della pompa protonica, i quali hanno la capacità di ridurre la pirosi per un tempo abbastanza prolungato (da 18 a 24 ore). La promozione di uno stile di vita sano, però, è certamente ancora più efficace nel lungo periodo, e soprattutto un ottimo rimedio preventivo.

Vediamo insieme 7 consigli per far passare l’acidità di stomaco.

  1. Dare la giusta importanza all’alimentazione è dunque il primo passo da compiere.
    Cibi da evitare:
     è importante evitare di assumere cibi pronti, fritture, brodo di carne, latte intero, formaggi molto stagionati e/o speziati, selvaggina, sottaceti, carne rossa e grassa, insaccati, cipolla, aglio, dolci, cioccolato, burro, bevande gasate, tè, caffè, alcolici, spezie forti (menta, cannella, peperoncino, pepe, zenzero, curry), chewing gum, frutta acida come gli agrumi.
     Cibi da preferire: sono da prediligere cibi freschi e cucinati in maniera leggera; ecco gli alimenti consigliati: carne magra, pesce, cereali, ricotta e formaggio fresco o semi-stagionato (meglio se di capra), latte scremato o parzialmente scremato, verdure, legumi, olio extravergine di oliva, cibi integrali (pasta, pane, biscotti secchi), frutta non acre (mela, pera, banana, frutti di bosco, ecc.).
  2. Oltre ai cibi da preferire e quelli da evitare, è fondamentale assumere abitudini salutari legate al consumo dei pasti:
    masticare lentamente in modo da sminuzzare tutto per bene, stimolare la produzione degli enzimi e favorire una corretta digestione;
    – cercare di mangiare sempre negli stessi orari;
    – concedersi 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena) e 2 spuntini (uno a metà mattina e l’altro nel pomeriggio);
    – le porzioni delle singole pietanze devono essere moderate;
    – cercare di mantenere il peso-forma;
    – non cenare troppo tardi ed evitare di coricarsi poco dopo aver mangiato;
    – nei periodi di bruciore e acidità di stomaco è consigliato dormire in posizione lievemente rialzata, ponendo un rialzo (2 cm) sotto i piedi del letto dal lato della testa.
  3. Praticare attività sportiva è indispensabile per mantenersi in forma, agevolare tutti i processi digestivi e chimici, che avvengono nell’organismo ed eliminare tossine.
  4. Molto importanti le tecniche di gestione dello stress per le persone che somatizzano a livello gastrico. Vi sono numerose strategie di prevenzione, gestione e riduzione dello stress psico-fisico, oltre alle attività piacevoli di tipo hobby, sport, ballo, musica, ecc.
  5. Non assumere o ridurre al minimo i farmaci gastro lesivi.
  6. Evitare assolutamente di fumare.
  7. Ridurre notevolmente il consumo di alcool.

Laddove gli stili di vita non siano sufficienti a gestire il disturbo “acidità gastrica”, ma non vi sia la necessità o la tolleranza di un intervento farmacologico, possiamo ricorrere ad una terapia naturale. Nelle forme acute di gastrite risulta utile l’estratto di Liquirizia, eventualmente associata a estratti di Camomilla e Aloe vera gel, da assumere più volte al giorno. La Liquirizia contiene fitocomplessi con attività protettiva e cicatrizzante della mucosa gastrica. Inoltre, contiene dei flavonoidi con attività antispastica (rilassa la muscolatura liscia), che contribuisce a ridurre il dolore allo stomaco. L’uso prolungato di alte dosi di estratto di Liquirizia va evitato. Inoltre, sono possibili interazioni con terapie farmacologiche in corso, pertanto, la prescrizione fitoterapica deve essere fatta da medico esperto.

Anche la medicina delle basse dosi può offrire un valido aiuto nella gestione dell’acidità gastrica. Tra tutti i rimedi di origine vegetale a basse dosi spiccano per efficacia i rimedi contenenti la Nux Vomica o Noce Vomica, che esplica un’efficace inibizione della produzione di acido cloridrico, riducendo, quindi, l’acidità gastrica in eccesso e la sintomatologia connessa. Da sottolineare l’assenza di interazioni farmacologiche, la possibilità di utilizzo anche in gravidanza e allattamento, l’assenza di effetti collaterali.

Acidità di stomaco in gravidanza

Discorso a parte va fatto per l’acidità di stomaco, che si avverte in gravidanza. In questo caso, infatti, si tratta di una condizione abbastanza diffusa, soprattutto nell’ultimo trimestre.

Gli ormoni prodotti durante il periodo di gestazione contribuiscono a rilassare i muscoli per evitare di avvertire ogni minima contrazione uterina, ma, al contempo, ciò influisce anche sull’esofago e sullo stomaco.

A causa dell’aumento della pressione in addome dovuto alla presenza del bambino e del rilassamento della muscolatura si può osservare in alcuni casi la risalita dei succhi gastrici dallo stomaco all’esofago. Anche durante la gravidanza dunque, sarebbe opportuno seguire le regole descritte nel paragrafo precedente.

CONSIGLI PER UNA BUONA DIGESTIONE

Le più importanti sono:

  • fare pasti leggeri e frequenti;
  • evitare frittura, brodo di carne, cibo speziato, caffè, alimenti acidi, alcol e fumo;
  • mangiare in maniera regolare e non stendersi mai immediatamente dopo i pasti.

Naturalmente è sempre consigliabile consultarsi col proprio medico per valutare quanto siano rilevanti alcuni sintomi rispetto ad altri, e quando sia necessario ricorrere ad ulteriori rimedi.

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