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Esposizione cronica al mercurio

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Esposizione cronica al mercurio

R. Facecchia

La presenza di metalli nell’organismo riveste notevole importanza essendo questi indispensabili, poiché costituenti essenziali di alcune sostanze fondamentali dell’organismo, come ad esempio il ferro contenuto nell’eme dell’emoglobina ed i metalli che intervengono come cofattori in molti processi enzimatici. Un’alterazione in senso quantitativo e/o qualitativo di questi metalli provoca un’interferenza sui normali processi biologici sino a configurare quadri complessi di carenza, o al contrario, d’intossicazione da metalli, con i relativi quadri sintomatologici. Fra le intossicazioni da metalli pesanti particolare attenzione deve essere posta a quella da mercurio la cui origine dipende da una serie di fattori alimentari, farmaceutici, cosmetici ma soprattutto dalle otturazioni dentali in amalgama. Indipendentemente dall’origine del mercurio assorbito, sia questo nella sua forma inorganica che organica, subisce una serie di modifiche metaboliche, che ne variano la forma chimica presente nell’organismo, tanto che si hanno tutte queste più o meno rappresentate contemporaneamente. La presenza dei metalli pesanti, ed in particolare del mercurio, nell’organismo permette l’instaurarsi di quadri clinici estremamente polimorfi che non sono esclusivamente in relazione al metallo presente e/o alla sua localizzazione prevalente, bensì è legato ai fattori propri dell’ospite.

Saranno quindi la reattività costituzionale e i fattori ambientali che agiscono sull’individuo a determinare l’insorgenza dell’eventuale quadro clinico sia nel senso qualitativo sia quantitativo. Pertanto lo studio delle problematiche dovute alle intossicazioni da metalli pesanti, senza l’adeguata valutazione del soggetto in cui si viene a realizzare il carico tossico, porta a delle conclusioni fuorvianti e quindi inevitabilmente al non corretto inquadramento della problematica. Al contrario, la valutazione del soggetto secondo i canoni della medicina biologica, permette di interpretare al meglio i polimorfi quadri clinici e di apprezzarne meglio le peculiarità, grazie alle possibilità offerte dall’inquadramento omotossicologico.
Il differente approccio metodologico permetterà di definire la problematica riguardo al fattore determinante, ovvero il ruolo dell’ospite, e solo in relazione a questo potremo interpretare i differenti quadri clinici, la loro peculiare fisiopatogenesi, e conseguentemente, il miglior trattamento possibile da effettuare.

 

R. Facecchia

Nuova Ipsa Ed.  pp. 98

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